La conferenza di Wannsee e la panificazione della “Soluzione Finale”

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David Spagnoletto
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La conferenza di Wannsee e la panificazione della “Soluzione Finale”

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David Spagnoletto

20 gennaio 1942, Wannsee, periferia di sud Berlino.

Da due anni e mezzo il secondo conflitto mondiale imperversa sull’Europa. Il 1941 si era concluso con l’attacco giapponese di Pearl Harbor agli Usa e la conseguente dichiarazione di guerra americana contro Tokyo e quella italo-tedesca contro Washington.

Il Terzo Reich sembra invincibile. Il patto di non belligeranza con l’Urss è in vigore, almeno fino al 22 giugno con l’interruzione di fatto dovuta all’Operazione Barbarossa lanciata da Hitler contro Stalin.

Gli ebrei d’Europa sono emarginati dalla vita sociale. Espulsi dalle scuole, dalle università, sono vittime di provvedimenti che li hanno declassati a cittadini di Serie B.

20 gennaio 1942, Wannsee, periferia di sud Berlino. In una villa sulla riva del lago Großer, 15 personaggi di alto rango del Reich hitleriano sono riuniti su invito dell’SS-Obergruppenführer Reinhard Heydrich, capo del Reichssicherheitshauptamt (Rsha): lo stesso Heydrich e altri quattordici tra alti ufficiali e segretari di Stato nazionalsocialisti.

Il tema della conferenza è la “soluzione finale della questione ebraica”. Tema che dovrebbe far rabbrividire. Ma non Hitler, non Himmler, non Goring, non Heydrich.

A Wannsee si pianifica la deportazione di 11 milioni di persone da destinare ai lavori forzati in condizioni di vita dure e disumane, uccidendole con “modalità” non meglio definite.

È quello il momento che segna la morte di 6 milioni di ebrei nei campi di sterminio nazisti. È quello il momento che sancisce l’inizio della Shoah. È quello il momento in cui 15 uomini si sentono in diritto di decidere della vita e della morte di milioni di persone.

E lo fanno senza alcuna incertezza, in un solo giorno. Perché la conferenza di Wannsee comincia e finisce il 20 gennaio 1942.

Il documento è di fondamentale importanza, riporta per iscritto il processo decisionale dei più alti ranghi del Terzo Reich che, nero su bianco, decretano la morte di milioni di persone in maniera barbara e atroce. Gli altri pochi documenti che riguardano la “soluzione finale” verranno quasi tutti distrutti dai nazisti.

Quando parliamo di Shoah e dei sei milioni di ebrei non va mai dimenticato che a decretarne il destino furono solo 15 persone riunite a un tavolo. 15 persone che misero in moto la macchina di morte nazista, dove i complici aumentarono a dismisura.

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