Caso Mortara, il film di Bellocchio e le polemiche su Pio IX

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La presentazione al festival di Cannes di “Rapito”, il nuovo film di Marco Bellocchio, che racconta il caso Mortara*, ha riportato alla ribalta non sono il fatto in sé ma anche la pressione conversionistica della Chiesa nei confronti di bambini ebrei, che esprimeva una “linea oppressiva coerente e sistematica”.

Non sporadica, per l’appunto, come scritto in una lettera del Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Di Segni:

“C’era sempre stata una forte pressione conversionistica da parte della Chiesa e tante volte era successo che se un ebreo, per qualsiasi motivo, decideva di farsi cristiano le autorità disponevano il sequestro coatto di tutta la famiglia e automaticamente battezzavano i minori. Queste storie, durate secoli, sono state ricostruite con dovizia di particolari dalla storica Marina Caffiero (Battesimi forzati, 2004), non erano sporadiche, esprimevano una linea oppressiva coerente e sistematica. Gli ebrei sotto il dominio papale erano solo tollerati, rinchiusi in ghetto, appena possibile ne fuggivano (come fu l’esodo verso la Toscana in epoca napoleonica) e la politica conversionistica era coerente con il clima di oppressione e umiliazione. Ciò che rese singolare il caso Mortara fu il momento particolare in cui avvenne, alla vigilia dell’unità d’Italia, con la contrapposizione tra la visione di Pio IX e le aspirazioni unitarie sostenute dalla monarchia sabauda. L’ostinata resistenza del Papa a qualsiasi cedimento non solo mise in crisi molti fedeli cristiani ma fu un’offerta su un vassoio d’argento alla propaganda anticlericale che usò il caso per dimostrare l’intolleranza, l’illiberalità e la durezza della Chiesa. Divenne quindi oltre che un caso religioso un caso politico. Rivangare il caso Mortara oggi significa anche riproporre una discussione sulla storia del Risorgimento e sulle diverse visioni della figura di Pio IX.”

Ed è proprio sulla figura di Pio IX che si è concentrata il proseguo della lettera di Riccardo Di Segni:

“Alla fine della seconda guerra mondiale, il nonno dell’attuale presidente d’Israele, il rabbino capo d’Israele Isaac Herzog, riuscì, con non poca fatica, a farsi ricevere da Pio XII al quale chiese il rilascio alle istituzioni ebraiche dei bambini ebrei nascosti nei conventi dai genitori, bambini rimasti orfani per la morte dei genitori per mano nazista. Il Papa si oppose al rilascio, in base agli stessi principi di Pio IX, secondo il quale questi bambini ormai battezzati appartenevano alla Chiesa. Vi furono casi giudiziari clamorosi e a tutt’oggi non sono mai stati pubblicati i nomi di questi bambini, e questo vale anche per l’Italia. Oggi il clima dei rapporti interreligiosi è completamente cambiato, il tema delle conversioni è stato chiarito, nel senso che non c’è – o non ci dovrebbe essere – alcuna propaganda e alcuna pressione, ma la questione resta una cartina di tornasole della salute dei rapporti. Le difese d’ufficio di Pio IX e del suo apparato persecutorio, che compaiono in questi giorni da molte parti del mondo cattolico, sono per questo motivo se non stupefacenti almeno preoccupanti”.

*Il caso Mortara è la storia, realmente accaduta, di un bambino ebreo bolognese, che a sei anni fu sottratto con forza alla famiglia e portato a Roma per essere educato cristianamente; una domestica cristiana lo aveva segretamente battezzato anni prima ritenendolo in punto di morte per una malattia; dopo anni aveva raccontato il fatto alle autorità religiose che avevano ritenuto valido il battesimo e si erano portati via il bambino. L’episodio si svolse nel 1858 sotto il dominio di Pio IX, che si prese cura del bambino come di un figlio (Tratto dalla lettera a Repubblica di Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Di Segni).

C’è chi ancora ha il coraggio di difendere l’operato della Chiesa in merito alle conversioni coatte dei bambini ebrei. C’è ancora chi non è pronto a instaurare un dialogo tra ebraismo e cristianesimo…

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