Carmine Consalvi: la tecnologia israeliana mi ha cambiato la vita

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Carmine Consalvi: la tecnologia israeliana mi ha cambiato la vita

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Parlare di Rewalk, scriverne e leggerne, non è la stessa cosa che assistere alla dimostrazione di un ragazzo paraplegico che lo indossa. Ieri al Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica che si tiene a Roma, i medici italiani Marco Molinari e Ruggero Raccah sono stati intervistati da Luigi Contu riguardo alla tecnologia israeliana che ha permesso a molti disabili di rialzarsi in piedi. Ospite d’onore Carmine Consalvi, un giovane ragazzo costretto sulla sedia a rotelle da un incidente stradale; o meglio, “costretto” non più, perché l’esoscheletro Rewalk insieme alla sua determinazione e alla sua voglia di reagire gli permette ora di alzarsi, di camminare e di salire e scendere i gradini. Per chi ha perso l’uso delle gambe questa tecnologia israeliana è profondamente importante non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche morale e psicologico. Neanche lo scrittore migliore potrebbe trasmettere l’emozione che suscita incontrare un ragazzo che riacquista la possibilità di rialzarsi, soltanto le sue parole possono spiegare il significato profondo di questo ausilio. “Poter alzarsi di nuovo e tornare a guardare una persona negli occhi senza dover alzare la testa è bellissimo”, ha spiegato Carmine. Una frase vera, spontanea, che al di là dei problemi fisici lascia intravedere i sentimenti, ciò che è nel profondo e che non si può percepire a primo impatto.

Rewal festivalRewalk è attualmente l’esoscheletro più avanzato per chi è affetto da paraplegia, ma non si può ancora considerare uno strumento che permette di riacquisire la mobilità autonoma al 100%. Come hanno spiegato gli esperti, a livello fisico Rewalk permette di abbattere tutta una serie di disagi e problematiche che i pazienti avrebbero se restassero perennemente seduti. I movimenti in posizione eretta permettono l’allenamento delle gambe e delle braccia, evita piaghe e problemi intestinali tipici, stimola il cervello a livello neuronale; in poche parole, ha spiegato Carmine, Rewalk è un punto di partenza, un allenamento fondamentale per le tecnologie del futuro. “In questi ultimi anni la scienza ha fatto passi da gigante, e ne farà ancora nei prossimi decenni. Io voglio essere pronto fisicamente ad accogliere i prossimi dispositivi e le prossime tecnologie che mi permetteranno davvero di rimettermi in piedi e di camminare in maniera più autonoma e fluida”.

Per imparare ad usare questo complesso strumento, che come ricorda il dott. Molinari è un presidio medico, sono necessarie in media 20 ore di sedute, anche se il periodo di apprendimento varia molto a seconda del paziente, della sua determinazione e delle sue condizioni fisiche. C’è da dire però, che avere la possibilità di acquistare l’esoscheletro è per ora una fortuna immensa, perché i costi molto elevati non permettono l’accessibilità di Rewalk a tutti, soprattutto in Italia dove il sistema sanitario nazionale non copre le spese; in realtà basta poco per capire che questo è un grosso errore, l’ennesimo della sanità italiana, non solo a livello sociale (lo Stato dovrebbe agevolare e finanziare le tecnologie che migliorano la vita dei cittadini più deboli), ma anche a livello economico, in quanto gli studi dimostrano che in soli due anni e mezzo le spese di Rewalk sono ammortizzate perché evitano ai pazienti tutta una serie di disturbi curati comunque dalla sanità pubblica sulla quale gravano le spese. Parlando, scrivendo e diffondendo la conoscenza di questi strumenti e dei pazienti che li utilizzano, speriamo di far aprire gli occhi a chi ha il potere di decidere se un paraplegico può tornare a muovere i suoi passi oppure no.

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