Boicottaggio anti-israeliano, dalla moda al cinema

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Boicottaggio anti-israeliano, dalla moda al cinema

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Boicottaggio anti-israeliano. Continua l’avversione libanese verso tutto ciò che ruota attorno a Israele. Nelle ultime ore, dal Paese dei Cedri è arrivato un triplo boicottaggio anti-israeliano: nel campo della moda e in quello del cinema.

Protagonisti inconsapevoli di questo ostracismo sono gli attori Gal Gadot e Daniel Radcliffe e il regista americano Steven Spielberg.

Gal Gadot ha indossato un abito azzurro dello stilista libanese Elie Saab al gala del National Board of Review. Il brand, come da consuetudine, ha postato sul proprio profilo Instagram la foto dell’attrice israeliana mentre sfila sul red carpet.

Foto che ha suscitato l’indignazione di intellettualoidi libanesi. La presentatrice televisiva di Beirut Heba Bitar ha twittato:

“Amo e rispetto Elie Saab, ma è davvero felice che un’attrice israeliana vesta un vestito disegnato da lui?”.

Farah Shami, produttrice di una televisione all news, ha detto:

“Non è un problema che lei vesta Elie Saab, ma ho un problema con il fatto che il suo profilo pubblichi la foto e se la tiri perché un’ex soldatessa israeliana indossa i suoi abiti! Non rovinate una delle poche cose che ci rende fieri di essere libanesi!”.

Il boicottaggio anti-israeliano delle passerelle è sbarcato al cinema. La distribuzione di due film, infatti, è stata vietata dalle autorità libanesi: “The Post” e “Jungle”.

Il primo è un film di Steven Spielberg, regista ebreo inserito nella black list della Lega Araba a causa della sua vicinanza a Israele e a un presunto sostegno allo Stato ebraico nella guerra con il Libano nel 2006.

Il secondo è una pellicola di produzione australiana interpreta da Daniel Radcliffe (star di Harry Potter) che racconta la storia del giovane viaggiatore israeliano Yossi Ghinsberg, smarritosi nella foresta pluviale amazzonica in Bolivia nel 1981.

Il boicottaggio anti-israeliano non cessa di occupare le tristi pagine delle cronache arabe. Dallo sport alla cultura, il comune denominatore è lo stesso: l’odio verso Israele.

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