BDS in Italia: come danneggiare tutte le parti in causa

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Mario Del MonteEditor
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BDS in Italia: come danneggiare tutte le parti in causa

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Mentre nel resto del mondo ci si comincia a chiedere se il boicottaggio economico nei confronti dei prodotti esportati da Israele abbia una reale utilità, in Italia c’è chi ha deciso di non retrocedere di un millimetro sulla posizione assunta. Pochi giorni fa il rettore di Harvard è intervenuto per bloccare un’iniziativa da parte di alcuni studenti che avevano richiesto la cessazione della fornitura di soda per la mensa del campus da parte dell’azienda israeliana Sodastream. Sempre durante il mese di dicembre un ragazzo appartenente all’università di San Diego ha clamorosamente ripudiato in pubblico la sua appartenenza al movimento BDS per l’immagine antisemita e violenta che veniva attribuita non solo allo stato d’Israele ma a tutti gli ebrei e sostenitori della causa israeliana.

Sebbene queste notizie ci rassicurino riguardo al mondo universitario, da sempre impegnato nell’opera di boicottaggio, ben altri eventi ci fanno guardare all’Italia con un misto di risentimento e preoccupazione. Il 30 novembre 2014 era previsto un meraviglioso evento di nome “un ponte per la pace” nel Comune di Massafra, in provincia di Taranto, che prevedeva la donazione da parte della città di Gerusalemme di un albero d’ulivo e di una targa commemorativa del gemellaggio culturale in virtù della somiglianza nei paesaggi delle due città, non svoltosi a causa delle proteste arrivate dal movimento BDS. La notizia non era trapelata per motivi di buoni rapporti tra le istituzioni coinvolte. Tutto ciò, è bene ricordarlo, non riguardava nessun prodotto economico israeliano e non impegnava il comune a prendere nessun tipo di posizione sul conflitto Israele-Palestina. Questa reazione scomposta ha provocato un danno d’immagine a chi aveva organizzato l’evento e che all’ultimo minuto si è ritrovato ad annullare in fretta e furia un’iniziativa lodevole e che mirava esclusivamente ad uno scambio culturale fra Massafra e Gerusalemme.

Come se non bastasse quanto citato questi professionisti dell’odio hanno trovato il tempo di organizzare altre azioni di boicottaggio nei confronti di tutto ciò che riguarda Israele. Il 14 dicembre una ventina di attivisti di sigle aderenti al movimento BDS si sono presentati allo stand di presentazione delle eccellenze israeliane che parteciperanno ad Expo 2015, all’aereoporto di Fiumicino, con uno striscione che, scimmiottando lo slogan Fields of Tomorrow, recitava “Boicotta Israel, Fields of Apartheid”. Inoltre proprio in questi ultimi 3 giorni sono stati organizzati a Roma e Milano un flash mob e varie distribuzioni di volantini in alcuni supermercati e centri commerciali denuncianti “il furto di terra e di acqua” ai danni del popolo palestinese.

I nostri attenti lettori ricordano che l’opera di boicottaggio non colpisce solo le aziende israeliane ma anche le centinaia di lavoratori palestinesi che vi lavorano e che sono ben felici di portare a casa un buon salario. Crediamo fermamente che stabilimenti come Sodastream, in cui lavorano fianco a fianco dipendenti ebrei ed arabi, siano un necessario punto di partenza per una convivenza civile e pacifica nella regione e che invece di mirare all’azzoppamento di una delle 2 economie sarebbe più costruttivo pensare ad iniziative che si prefiggano l’obiettivo di integrarle insieme.

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