Verona, un murale in memoria di Gino Bartali

Il ciclista salvò molti ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale

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David Spagnoletto
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Verona, un murale in memoria di Gino Bartali

Il ciclista salvò molti ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale

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La città di Verona e la Comunità ebraica locale, ieri, hanno reso omaggio con una targa ricordo e un murale a Gino Bartali, il grande ciclista italiano che durante la Seconda Guerra Mondiale, trasportò, all’interno della propria bicicletta, documenti falsi per aiutare gli ebrei ad avere una nuova identità: coraggio che nel 2006 gli è valsa, postuma, la medaglia d’oro al Valore Civile assegnata da Carlo Azeglio Ciampi.

Il progetto è stato realizzato da due artisti, il “Pier”, esperto di walldesign e Michele De Mori, architetto e writer per passione, in collaborazione con l’amministrazione comunale e la Siof, l’azienda che produce ossidi ferrosi e quindi il colore arancione, e che ha finanziato il costo dei materiali, chiedendo ai writers di tenere il fondo del muro di colore arancione. Il murale che ritrae Bartali (alto cinque metri) campeggia su un muro tra via Badile e via Pisano (vicino al cimitero ebraico) è stato realizzato da di artisti di strada provenienti dal nord Italia, da Torino a Treviso. Fra le altre figure che lo compongono, oltre a quella del corridore, ci sono la medaglia d’oro, la maglia rosa (che ricordano le vittorie di Bartali al Giro d’Italia nel 1936, 1937 e 1946), un caschetto di pelle, una borraccia e la gabbia di un pedale.

Nel 2011 Bartali è stato inserito tra i Giusti dell’Olocausto nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova sempre per l’aiuto offerto agli ebrei durante il secondo conflitto mondiale.

Due anni più tardi, lo sportivo italiano è stato dichiarato “Giusto tra le nazioni” dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime della Shoah, riconoscimento per i non-ebrei che hanno rischiato la propria vita per salvare quella anche di un solo ebreo durante il nazismo, con la motivazione che Bartoli “cattolico devoto, nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l’arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa“.

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