Audi e il nazismo, ebrei usati per la produzione di auto durante la Seconda Guerra Mondiale

Avatar
Redazione
-
News

Audi e il nazismo, ebrei usati per la produzione di auto durante la Seconda Guerra Mondiale

News
Avatar
Redazione

Durante la Seconda Guerra MondialeAudi utilizzò detenuti ebrei, schiavi e prigionieri per mandare avanti la produzione delle proprie automobili alla catena di montaggio delle fabbriche in Germania.

Un passato oscuro che si intreccia con un presente nebuloso. Va letta in questa maniera l’interruzione del rapporto lavorativo tra la Volkswagen e lo storico Manfred Grieger, che venne assunto per lavare i “panni sporchi” della casa automobilistica tedesca.

Durante la sua permanenza in Volkswagen, Grieger scrisse resoconti su come l’azienda durante la Shoah si avvalesse del lavoro forzato nei campi di concentramento. In molti sospettano che le critiche di Grieger siano alla base del suo licenziamento, avvenuto per minimizzare i rapporti fra la Volkswagen e il nazismo.

Prima di entrare in Volkswagen, Gieger scrisse il libro “Volkswagen und seine Arbeiter im Dritten Reich” (Volkswagen e le Opere e dei suoi lavoratori durante il Terzo Reich), pubblicato nel 1996, in cui vi è raccontato l’utilizzo fatto dall’azienda tedesca di detenuti ebrei, schiavi e prigionieri nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

I prigionieri dei campi di concentramento avevano il compito di incrementare la produzione che era rivolta a veicoli militari e munizioni. Fra le armi create con i prigionieri dei campi, ci furono le bombe volanti V1, missili guidati alimentati a getto, usati dai nazisti per bombardare le città inglesi.

Gieger non hai rivelato i motivi del suo allontanamento, ha detto solo che la decisione è stata frutto di una sua volontà e di quella della Volkswagen, che è stata accusata da un gruppo di 75 accademici di aver mandato via lo storico in seguito di una discussione apparsa su un giornale accademico. Gruppo che scrisse in una lettera:

“Proprio questa breve discussione su un giornale accademico, portò a dire che Grieger fu messo ai ferri corti e addirittura limitato nella propria libertà accademica, cosa che indusse lo storico ad abbandonare il posto di lavoro”.

La Volkswagen rispose attraverso un comunicato:

“Il fatto è che la VW continua a riconoscere i risultati raggiunti dal Dott. Grieger, ringraziandolo per il lavoro svolto in maniera onesta e forte, e siamo sicuri che continuerà a farlo”.

Non avremmo mai la controprova, ma è ragionevole pensare che molte aziende tedesche trassero giovamento dalle barbarie naziste durante il secondo conflitto mondiale.

  • Progetto Dreyfus su Instagram

  • FOLLOW US