L’arroganza dell’ANPI non conosce confini. Quanto accaduto questa mattina a Roma nel quartiere ebraico ne è stata l’ulteriore dimostrazione: nonostante l’invito rivolto negli scorsi giorni dalla Comunità Ebraica di Roma di mostrare “pudore e sensibilità” evitando di presentarsi alla commemorazione odierna organizzata dal Comune di Roma di fronte al Tempio Maggiore in memoria del rastrellamento effettuato dai nazisti il 16 Ottobre 1943, l’associazione – che ha ormai perso qualunque legame con il valore e le idee dei partigiani – ha avuto la faccia tosta di presentarsi con il proprio gonfalone, ignorando quanto accaduto negli ultimi anni contro gli ebrei e i rappresentanti della Brigata Ebraica cacciati dai cortei del 25 Aprile. La faccia tosta di chi ritiene che il sostegno alla propaganda palestinista che chiede la distruzione dello Stato di Israele sia una posizione accettabile in un paese civile.
La provocazione – perché di questo si é trattato – dell’ANPI ha ovviamente causato la rabbia dei presenti, alcuni dei quali discendenti di martiri delle Fosse Ardeatine e di deportati nei campi di sterminio nazisti, che hanno reagito all’indegna provocazione urlando il loro sdegno e accusando l’associazione di sostenere Hamas, richiedendo a gran voce di allontanare i suoi rappresentanti dalla cerimonia e ai dirigenti comunitari di abbandonare la cerimonia. L’irremovibilità dell’ANPI non ha tratto in inganno i presenti, che hanno contestato che non fossero lì per commemorare ma per ottenere una reazione scomposta da esibire mediaticamente, come é la loro prassi.
La cerimonia è stata temporaneamente interrotta e le delegazioni delle associazioni partigiane presenti, dopo essersi fatti le foto di rito (non sia mai!), finalmente si sono allontanate dal luogo della cerimonia con i propri stendardi uscendo dal perimetro transennato e fermandosi a qualche metro di distanza. Dopo alcuni minuti, con l’arrivo del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, la commemorazione è ripresa e si è svolta la deposizione della corona di fiori da parte del sindaco e del presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun.
“Noi abbiamo chiesto all’Anpi di non presenziare per una questione di rispetto. Noi abbiamo un profondo rispetto per la storia della lotta partigiana, che è la nostra storia. Ricordo che il 5% degli ebrei italiani ha combattuto nella resistenza quando la media nazionale è 10 volte inferiore. Noi siamo rimasti profondamente feriti nel vedere la Brigata Ebrcia cacciata dal corteo del 25 aprile e siamo rimasti di nuovo profondamente feriti nel vedere la condiscendenza dell’Anpi nei confronti delle piazze pro-Pal. E pensiamo che l’Anpi non debba assolvere al ruolo di partito politico, non debba fare politica ma debba tornare al suo ruolo di preservare la memoria della lotta partigiana della resistenza”, ha poi detto il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun. “Noi riteniamo e abbiamo pieno rispetto e siamo contro qualsiasi forma di violenza anche se fosse solo verbale – ha precisato – . Questa è una comunità pacifica ed è una comunità rispettosa. Ma oggi è una questione di pudore”, ha sottolineato.
E alla domanda se fosse stato un errore da parte di Roma Capitale di invitare l’Anpi, Fadlun ha risposto: “Penso che il 16 ottobre sia un lutto profondo per la nostra comunità. Ci sono parenti diretti di coloro che sono stati deportati. E quindi ci vuole sensibilità e rispetto”.
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