11 Settembre 2001: nella guerra al fondamentalismo islamico bisogna scegliere da che parte stare

16 anni non sembrano essere stati sufficienti per capire il disegno del terrorismo islamico

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Niram Ferretti
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Islam, Terrorismo

11 Settembre 2001: nella guerra al fondamentalismo islamico bisogna scegliere da che parte stare

16 anni non sembrano essere stati sufficienti per capire il disegno del terrorismo islamico

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Niram Ferretti

La data di oggi ricorda ovviamente a tutti quello che accadde 16 anni fa. Il terrorismo islamico nel nome di Allah il Misericordioso si rovesciò sulle Twin Towers.

Gli Stati Uniti venivano colpiti per la prima volta in casa da rigoristi coranici che davano una lezione “memorabile” all’Occidente, il regno della jahiliyya, la suprema empia ignoranza a cui soggiacciono tutti i miscredenti che non sono illuminati dalla luce palingenetica dell’Islam.

Scrive Matthias Kuntzel nel suo fondamentale testo del 2002, “Jihad And Jew Hatred, Islamism. Nazism And The Roots of 9/11“:

“E’ una combinazione di delirio antiebraico e metodologia razionale che ha fatto dell’islamismo il movimento di maggiore successo degli ultimi dieci anni. La fame, l’oppressione e il sottosviluppo possono essere il terreno di coltura per un terrorismo della disperazione. Nel caso degli islamisti, di Hamas e di Al Qaida, tuttavia, non abbiamo a che fare con persone disperate che reagiscono a pressioni economiche. Si tratta di guerrieri motivati dalla fede, persone con un programma ideologico rigorosamente strutturato, che proiettano tutti i mali del mondo su Israele e gli Stati Uniti, ‘dominati dagli ebrei'”.

Lo scenario di sedici anni fa è quello in cui viviamo oggi. Peggiorato. Di molto peggiorato. Inutile elencare i massacri di matrice islamica che si sono succeduti in Occidente da allora a questi giorni.

Al Qaida non è più dominante. Oggi abbiamo un’altra sigla del terrore che fa alla bisogna, l’ISIS. Quando anche l’ISIS sarà ridotto ai minimi termini ne affiorerà un’altra ancora.

Israele e gli ebrei sono sempre al centro dell’odio islamico, così come gli Stati Uniti. Odio che accorpa intorno a chi vorrebbe la sottomissione dell’Occidente al verbo musulmano, i furenti radicali di sinistra, i terzomondisti, gli altermondialisti, quelli che in questi anni ci hanno indicato nel Sud America e in modo particolare nel Venezuela prima chavista e poi maduriano, il modello a cui guardare per liberarci dalle conseguenze nefaste del Kapitale, delle banche, delle multinazionali.

Non è un caso che nel 2009, Hugo Chavez riceveva il negazionista Ahmadinejad chiamandolo “compagno rivoluzionario” e definendo Israele, “Il braccio armato omicida dell’impero americano”. Quello stesso impero che Osama Bin Laden, esattamente come Adolf Hitler, affermava essere al soldo del potere ebraico.

Certo, non è un caso. La saldatura ideologica tra estremismo islamico o meglio dire, tra l’Islam che pratica il jihad secondo i dettami di Maometto iscritti nel Corano, e radicalismo di sinistra è il risultato dello stesso odio, quello per la nostra civiltà, per il liberalismo, per la democrazia.

L’11 settembre di 16 anni fa è solo una tappa eclatante di una guerra in corso che durerà ancora assai a lungo. Si tratta di scegliere da che parte stare.

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