12 motivi per i quali gli USA avrebbero dovuto impedire la Risoluzione 2334

Lettera del Direttore dell'UN Watch a Samantha Power

Victor Skanderbeg Romano
Victor Skanderbeg Romano
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Dossier

12 motivi per i quali gli USA avrebbero dovuto impedire la Risoluzione 2334

Lettera del Direttore dell'UN Watch a Samantha Power

L’Executive Director dell’UN Watch, Hillel Neuer, ha inviato una lettera all’Ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Samantha Power, in cui spiega in dodici punti perché il governo americano avrebbe dovuto impedire la Risoluzione 2334 approvata all’Onu in data 23 dicembre 2016. Di seguito vi proponiamo i primi sei punti.

12 Punti: Perchè gli USA Non Avrebbero Mai Dovuto Permettere l’Approvazione della Risoluzione ONU 2334
Per comprendere il motivo per cui così tanti sostenitori della pace fra Israele e Palestina si siano opposti a quanto avete fatto venerdì scorso, consiglio caldamente, a lei e alla sua Amministrazione, di considerare i seguenti 12 punti.

1. La Risoluzione 2334 incoraggia il rifiuto Palestinese delle trattative e le danneggia

La Risoluzione disincentiva i Palestinesi, in modo pericoloso, a sedersi al tavolo delle trattative. Al contrario, la Risoluzione 2334 li incoraggerà, nel prossimo futuro, ad aspettare aiuti simili o maggiori da parte delle istituzioni internazionali. Questo alimenterà la strategia Palestinese volta a favorire i negoziati con gli organi internazionali rispetto agli incontri bilaterali con Israele.
Al contrario, quindi, di quanto stabilito come obiettivo della Risoluzione, questa riuscirà solo nell’intento di rimandare ancora i negoziati.
A questo proposito, ricordiamo che nel 2011 il suo predecessore Susan Rice pose il veto su una Risoluzione simile ritenendo che avrebbe “irrigidito entrambe le parti sulle loro posizioni”, e che “avrebbe incoraggiato entrambe le parti a stare fuori dai negoziati”. Susan Rice disse che era “poco saggio, per questo Consiglio, cercare di risolvere i contrasti alla base della divisione fra Israeliani e Palestinesi.” Sebbene il suo discorso lasci intendere che oggi le circostanze sono differenti, molti vedranno come unica differenza il fatto che questo momento di transizione permetta a un presidente di prendere decisioni impopolari senza pagarne il costo politico.

2.La Risoluzione fomenta i Palestinesi a colpire gli Israeliani tramite BDS e Processi Internazionali

Il Segretario di Stato John Kerry ha promesso questo mese di opporsi a qualsiasi “Risoluzione prevenuta e ingiusta presentata per delegittimare Israele”. E sebbene abbia anche detto, venerdì appena dopo il voto, che egli è fiero di “difendere Israele da qualsiasi tentativo di minare la sua sicurezza o la sua legittimazione in sede internazionale”, e che “si oppone fermamente alla campagna BDS organizzata per colpire Israele”, rimane il fatto che tutte queste cose sono invece de facto legittimate dalla Risoluzione 2334.
Il testo approvato venerdì non solo sancisce un primo sostegno ufficiale alla scandalosa opinione consultiva redatta dalla International Court of Justice (ICJ) nel 2004, che nega il diritto Israeliano di difendersi dai razzi provenienti da Gaza, ma incoraggia implicitamente la International Criminal Court (ICC) a muoversi per un esame preliminare di qualsiasi ufficiale israeliano abbia avuto un ruolo nel “crimine di guerra” costituito dalla costruzione di una colonia, e dà la stessa legittimazione a procedere alle corti nazionali che invocano una giurisdizione universale. Visto che a Tzipi Livni sono già stati inoltrati mandati d’arresto dallo UK, la Risoluzione 2334 porterà solo a un aggravamento della giustizia anti-Israeliana.
Gli USA non avrebbero mai dovuto prestarsi a una campagna ideata per delegittimare i leader Israeliani, civili e militari, e portarli a essere considerati come dei criminali. Inoltre la Risoluzione, nel paragrafo 5, chiede a tutti gli stati di agire; una richiesta volta quindi a intensificare le campagne volte al boicottaggio dei prodotti, delle aziende e dei cittadini Israeliani. Certamente l’UNHRC si sentirà in diritto di continuare a compilare la blacklist delle compagnie Israeliane che fanno affari oltre la green line, che sarà pronta a marzo. Nel frattempo, i report obbligatori sullo stato esecutivo della Risoluzione, che saranno preparati ogni tre mesi dal Segretario Generale, garantiranno un’attività costante.

3. Al contrario di quanto sostenuto dagli USA, la Risoluzione non condanna le Incitazioni Palestinesi alla violenza.

Lei ha detto, dopo il voto, che gli USA “non avrebbero fatto passare questa Risoluzione nel caso in cui non fosse stata rivolta anche contro le azioni, controproducenti, poste in essere dai Palestinesi, come il terrorismo e l’incitazione alla violenza.” E invece è successo proprio questo: la Risoluzione adottata menziona il terrorismo e l’incitazione solo nell’abstract; in nessuna pagina questi crimini sono attribuiti ai Palestinesi. Mentre Israele viene nominato e infamato in tutto il testo, i Palestinesi la passano liscia. Permettendo l’adozione di un testo così sbilanciato, gli USA hanno fatto una completa inversione di rotta rispetto alla prassi degli scorsi decenni. Il fallimento di questa Risoluzione nel confrontarsi davvero con l’istigazione Palestinese è però perfettamente coerente con la sua incapacità di denunciare le continue incitazioni all’antisemitismo e al terrorismo da parte dei presidi delle scuole Palestinesi e degli insegnanti dell’UNRWA, nelle cui casse la sua Amministrazione ha versato, nell’ultimo anno, 380 milioni di dollari.
Le abbiamo inviato una petizione dopo l’altra, tutte firmate da migliaia di persone in tutto il mondo, e, ciononostante, le sue uniche dichiarazioni in merito all’UNRWA sono state di difesa o promozione dell’organizzazione, che non ha mai ritenuto responsabile di nulla. Spero che lei possa cambiare approccio non appena riveleremo l’ultima raccolta di istigazioni online alla violenza dell’UNRWA.

4. La Risoluzione accusa Israele di essere il “Maggior Ostacolo” alla Pace, mentre ai Palestinesi non è attribuita alcuna Responsabilità

Sebbene i Palestinesi rifiutino di negoziare senza precondizioni, abbiano rifiutato di negoziare anche durante il blocco Israeliano degli insediamenti nel 2009-2010, rifiutato i punti basilari proposti da Kerry e stiano incitando al terrorismo con grande veemenza, nella Risoluzione non gli viene addebitata alcuna responsabilità. Al contrario, la Risoluzione accusa il solo Israele di creare, tramite gli insediamenti, il “maggior ostacolo” a una pace giusta, duratura e completa.

5. Il Fallimento nel distinguere fra i diversi Insediamenti ha portato a un rifiuto della Risoluzione da parte di tutti gli Israeliani

Ignorando i parametri posti da Clinton nel 2000, l’Amministrazione Obama è riuscita a rendersi invisa, in modo poco saggio, alla grande maggioranza della popolazione Israeliana e dei partiti politici, che considerano il Quartiere Ebraico, il Muro del Pianto, e i sobborghi Israeliani della parte orientale di Gerusalemme, come Ramot e Gilo, una parte integrante di Israele, mentre la Risoluzione li definisce tutti “Territori Palestinesi Occupati”. Allo stesso modo, l’opinione comune Israeliana considera parte di Israele anche le Comunità Ebraiche Israeliane residenti negli insediamenti più grandi, come ad esempio Gush Etzion. Il fallimento degli USA nell’effettuare una distinzione fra questi insediamenti e quelli più isolati e remoti è ciò che ha condannato questa Risoluzione al completo rigetto da parte dell’intera società Israeliana.

6. Ѐ Offensivo chiamare i Luoghi Sacri dell’Ebraismo a Gerusalemme “Territori Palestinesi Occupati”

La Risoluzione offende tutti gli Ebrei del mondo definendo i Quartieri Ebraici di Gerusalemme e i luoghi più sacri agli Ebrei, quali il Monte del Tempio e il Muro del Pianto, come “territorio Palestinese occupato”. Descrivendo il suo impegno nei confronti di Israele come personale e profondo, lei ha fatto presente, in diverse occasioni e davanti a platee Ebraiche ed Israeliane, che suo figlio discende, da parte di padre, dal Rabbino Elijah, il saggio Lituano ed Ebreo del XVIII secolo conosciuto come Vilna Gaon, considerato il più importante studioso di Talmud della sua epoca. Sottolineando come la visione di Gaon di un ritorno in Terra d’Israele sia stato un fattore decisivo per la ricostruzione del Quartiere Ebraico, poichè ha ispirato centinaia di suoi discepoli a immigrare in Israele all’inizio del XIX secolo, e considerando che siamo quasi centesimo anniversario della Dichiarazione di Balfour, che ha riconosciuto gli antichi e originari diritti Ebraici sulla Terra Santa – formalizzata ufficialmente con il Mandato sulla Palestina conferito dalla Lega delle Nazion, il quale ha previsto che l’Amministrazione Inglese dovesse “incoraggiare… l’insediamento di Ebrei nel territorio”- spero che, alla luce di tutto questo, possa riconsiderare i processi logici che hanno portato, oggi, a criminalizzare gli Ebrei residenti nel Quartiere Ebraico.

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