La creatività palestinese al servizio del terrorismo

Il terrorismo palestinese ha utilizzato la creatività del proprio popolo esclusivamente per sviluppare nuove forme di attacchi verso civili. Uno spreco di intelligenza che ha portato solo danni ai propri fratelli

Ugo Volli
Ugo Volli
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Medio Oriente, Terrorismo

La creatività palestinese al servizio del terrorismo

Il terrorismo palestinese ha utilizzato la creatività del proprio popolo esclusivamente per sviluppare nuove forme di attacchi verso civili. Uno spreco di intelligenza che ha portato solo danni ai propri fratelli

La creatività palestinese al servizio del terrorismo. Che gli israeliani siano gente assai creativa lo sanno tutti, anche quelli che hanno poca simpatia per lo stato ebraico. L’irrigazione a goccia, le pennette usb, le app che ci aiutano a districarci nel traffico sono solo tre esempi fra i tanti e chi segue i progressi della tecnica sa che in questo momento nelle università che sono fra le migliori del mondo c’è chi sviluppa sistemi ancor più mirabolanti, come il vaccino universale contro il cancro, la guida automatica delle automobili, medicine intelligenti contro le malattie più terribili.

Quel che si sa di meno è che anche i nemici di Israele che si definiscono “palestinesi” sono parecchio creativi, solo che la loro creatività riguarda altri ambiti. E’ stato, credo, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), un gruppuscolo comunisteggiante, non a inventare ma a sviluppare il know how dei dirottamenti aerei, negli anni Settanta. Se imbarcarsi su un aereo è diventata una procedura lunga e complessa, con metal detector, perquisizioni, abbandono degli spiccioli, della cintura e spesso anche delle scarpe, lo dobbiamo a questi signori e a chi fra i loro colleghi ha poi inventato vari tipi di bombe.

Negli anni novanta poi sono stati i Tanzim di Al Fatah a portare a regime la fabbricazione di cinture esplosive, con cui assalire supermercati, feste di ragazzi, autobus. Di seguito sono venuti gli assalti al coltello, che non sono certo una novità, ma come strumento terroristico rivolto non a un nemico individuato ma al primo che passa sì, sono un gradino nuovo nell’orrore del terrorismo. Ed è made in Palestina anche l’ultima moda del terrorismo internazionale, l’uso di automezzi per travolgere la gente che passeggia per strada o attende alla fermata degli autobus. Hamas si è inventato i tunnel di assalto (o almeno li ha modernizzati, si portavano anche nelle battaglie di trincea della Prima Guerra Mondiale, soprattutto sulle Alpi). I razzi no, non li hanno inventati loro, ma il loro uso quotidiano contro la popolazione civile è stato perfezionato a Gaza. Dove è nata anche l’ultima arma del terrorismo, ancora non globalizzata: la trasformazione di innocui giocattoli per bambini, aquiloni e palloncini in bombe molotov aeree.

Non si può negare che ci sia del talento e della creatività in questi sviluppi. Ma sono invenzioni per la morte che hanno il solo senso di far del male ai nemici, senza nessuna altra utilità. C’è qualcuno che si è salvata la vita o ha avuto qualche vantaggio concreto per via dei dirottamenti aerei, degli investimenti terroristici o dei palloni incendiari? Certamente no. Ha vinto qualche battaglia la “Palestina” con queste trovate? Neppure. Sono armi tattiche che hanno devastato famiglie, ucciso bambine innocenti, bruciato il frutto di duro lavoro agricolo, ma non hanno avvicinato di un’ora la “liberazione della Palestina”, qualunque cosa si intenda con questa parole. Anzi, hanno fatto molti danni agli arabi della regione, sia direttamente, perché molti morti e feriti ne sono derivati, sia indirettamente, a causa dei provvedimenti di sicurezza che ne sono stati la conseguenza. Molti arabi di Gaza lavoravano per imprese israeliane, prima che Hamas trasformasse la Striscia in una centrale di sviluppo e applicazione di queste “invenzioni”.

E allora? Cercare di far del male agli altri, anche a costo di danni propri è un chiaro sintomo di quella malattia mentale che si chiama odio fanatico. E’ stato Umberto Eco, se non sbaglio, a dare una definizione perfettamente analoga dell’idiozia. L’idiota è colui che ti danneggia senza procurarsi vantaggio (se lo ottenesse non sarebbe un idiota ma un malvagio). Colui che non sa parcheggiare e ti striscia inutilmente la macchina, chi ti fa lo sgambetto “senza volere” mentre cammini, chi per sbadataggine ti butta addosso la spazzatura – costui per Eco è un imbecille. Quanto  più idiota è un’organizzazione politica che da cinquant’anni si danneggia solo per cercare di far male a Israele, senza nessun vantaggio suo e esalta questi comportamenti come “martirio”ed “eroismo”?

Ecco, ci sono due tipi di invenzioni, quelle intelligenti e quelle idiote. Peccato che l’Europa, che ormai da decenni ha perso ogni creatività, preferisca gli idioti.

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