Sukkot: Il ricordo del cammino degli ebrei nel deserto verso la terra di Israele, dove israeliani e palestinesi dovrebbero ballare insieme

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Micol AnticoliEditor & Event Manager
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Ebraismo

Sukkot: Il ricordo del cammino degli ebrei nel deserto verso la terra di Israele, dove israeliani e palestinesi dovrebbero ballare insieme

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Nella prima serata di oggi inizierà Sukkot, la festa agricola dell’autunno, conosciuta anche come festa delle capanne, le temporanee abitazioni in cui vissero gli ebrei nel deserto prima di arrivare nella Terra d’Israele.

Come sapete, però, a ogni evento storico che riguarda Israele o gli ebrei, ci piace andare oltre. Non siamo un almanacco, non vogliamo darvi un asettico contenuto che trovereste altrove. Il nostro obiettivo è far conoscere le caratteristiche di questa festività (che troverete in fondo), che però non deve rappresentare il punto di arrivo ma quello di partenza.

E allora partiamo dall’evento storico da cui è scaturito Sukkot: il cammino degli ebrei nel deserto verso la terra di Israele.
Una terra discussa, amata, odiata, usata da molti per coprire le proprie colpe. Una terra dove israeliani e palestinesi dovrebbe vivere insieme, nel rispetto reciproco, scambiandosi la gioia della vita e non la tristezza della morte.

Una gioia che troverete in questo video, dove palestinesi e israeliani ballano insieme. Senza parlare. Perché talvolta la comunicazione riesce meglio, rimanendo in silenzio.

Sukkot: Con questa festività, che dura otto giorni, il popolo ebraico pone la propria attenzione sul raccolto e sull’abbondanza, che portano un cambiamento radicale e benvenuto dopo l’austerità delle feste di Rosh Ha-Shanah e di Yom Kippur.

Sukkot è una festività che si lega in maniera molto particolare la gioia e la struttura temporanea e fragile della Sukkà, che rimanda alla fragilità della vita.

Sukkà che deve essere costruita con regole precise. Tra il tetto della Sukkà e il cielo non deve esserci alcuna interruzione. Il tetto deve essere fatto di materiale vegetale staccato da terra (rami, foglie, cannucciati per la copertura dei tetti, ecc.). Si deve poter intravedere il cielo attraverso il tetto. La Sukkà deve avere almeno tre pareti, che possono essere fatte con qualsiasi materiale (anche in muratura). Durante la festa, la Sukkà dovrebbe divenire la residenza fissa fino al giorno di Hosha’ anà Rabbà; compatibilmente con il clima italiano, ciò significa che bisogna almeno consumarvi i pasti.

La seconda caratteristica della festa è il mazzo di quattro specie che è composto da un ramo di palma (lulav) due di salice (‘aravà), tre di mirto (hadas) e un cedro (etrog): nei giorni di Sukkot, si prende il Lulav con la destra e il cedro con la sinistra, li si agita ai quattro punti cardinali, in alto e in basso, dopo aver detto la relativa benedizione.

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