La democrazia è in pericolo? Forse c’entrano più i giudici dei “sovranisti”

Ugo Volli
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La democrazia è in pericolo? Forse c’entrano più i giudici dei “sovranisti”

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Da quando gli elettori di buona parte dei paesi democratici, dagli Stati Uniti al Brasile, da Israele all’Ungheria, dalla Repubblica ceca all’Australia, dall’India alla Gran Bretagna, hanno rifiutato in diverse forme di dare la maggioranza alle vecchie forze politiche, diciamo al consenso di Bruxelles, di Obama e di Bergoglio, si è scatenata una forte polemica contro la democrazia. Ci sono giornalisti e “pensatori” che ci spiegano che non ha senso dare lo stesso voto a un “ignorante”, magari “provinciale” e “anziano” (chi non la pensa come loro) e a una persona “colta”, “informata” e “educata”, che naturalmente non può che pensarla come loro. Si predica l’”epistemoctrazia”, cioè il governo degli esperti, si studiano modi per escludere scelte “distruttive” e “populiste”, soprattutto se mostrano la preoccupazione di tutelare costumi e identità nazionali dal dominio di burocrazie internazionali non elette – ciò che è stato ribattezzato con ridicolo orrore “sovranismo”. Autori popolarissimi a sinistra, considerati grandi saggi, come Sabino Cassese, non hanno ritetgno a pubblicare prefazioni elogiative di libri intitolati “Contro la democrazia” (https://www.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/contro-la-democrazia), giornali autorevoli sono pieni di opinioni che rimasticano i vecchi argomenti della “Repubblica” di Platone contro le decisioni prese dal popolo e a favore di un “governo dei filosofi” che è stato il modello delle dittature novecentesche.

Ma naturalmente queste polemiche non hanno spazio reale di realizzazione: le dittature non nascono così, ed è difficile che oggi qualcuno si affidi a un allievo giornalistico di Lenin o di Mussolini. E però nelle complessità dello stato contemporaneo esistono luoghi dove albergano poteri non legittimati democraticamente: per esempio le organizzazioni internazionali, dall’Unione Europea all’Onu. Ma ancor di più la magistratura. Caroline Glick, la grande analista politica israeliana, l’ha spiegato con grande lucidità per quanto riguarda lo stato ebraico: c’è un tentativo da parte dell’asse fra procuratore generale-corte suprema e comando della polizia per svuotare la chiara preferenza dell’elettorato per un nuovo governo Netanyahu (https://www.jpost.com/Opinion/Column-One-Do-election-results-matter-in-Israel-575663). La contrapposizione fra la politica della magistratura (o meglio, del suo settore dominante) e le scelte maggioritarie degli italiani è emersa molte volte negli ultimi mesi (per esempio nel tentativo di incriminare Salvini per il suo rifiuto di permettere l’immigrazione incontrollata). Lo stesso è accaduto sistematicamente con decisioni dei giudici americani che miravano ad annullare le politiche del presidente Trump.

Oggi vi parlo di due decisioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e della corte suprema tedesca (l’equivalente della nostra Cassazione, non della Corte Costituzionale). La prima è di due mesi fa: “Il caso riguarda Elisabeth Sabaditsch-Wolff, una donna austriaca che nel 2011 è stata dichiarata colpevole di aver “denigrato gli insegnamenti religiosi” dopo aver tenuto una serie di conferenze sui pericoli dell’Islam fondamentalista. […] Le parole offensive consistevano in un commento estemporaneo espresso dalla signora Sabaditsch-Wolff sul fatto che Maometto era un pedofilo perché aveva sposato sua moglie Aisha quando lei aveva solo 6 o 7 anni. Le reali parole pronunciate dalla signora viennese erano: “Un 56enne e una bambina di 6 anni? Come chiamarlo, se non un caso di pedofilia?” ècondannata da un tribunale austriaco … ] la signora si è rivolta alla CEDU [… per il] fatto che i tribunali austriaci non esaminarono la sostanza delle sue osservazioni tenuto conto del suo diritto alla libertà di espressione. Se lo avessero fatto, ella ha arguito, non le avrebbero considerate come meri giudizi di valore, ma come giudizi di valore basati sui fatti. La Cedu ha stabilito che gli stati potrebbero limitare il diritto alla libertà di espressione sancito dall’art. 10 della Convenzione, se quanto espresso “è suscettibile di incitare all’intolleranza religiosa” e “rischia di turbare la pace religiosa nel loro paese”. “ (https://it.gatestoneinstitute.org/13231/corte-europea-diritti-uomo-blasfemia)

La seconda decisione, recentissima, riguarda la Grecia. A una vedova musulmana era stata negata l’eredità applicando la sharia. La CEDU ha annullato “la precedente decisione del tribunale greco, che aveva dato torto alla vedova, «non era giustificata, obiettiva e ragionevole» […], ma al tempo stesso […] D’altro lato i magistrati hanno sottolineato che, pur essendovi obbligato, uno Stato può liberamente decidere di creare uno “statuto speciale” a favore delle minoranze religiose.” (https://www.pressenza.com/it/2018/12/cedu-condannata-la-grecia-per-aver-applicato-la-shariah/) In sostanza è possibile secondo la CEDU derogare ai diritti uguali per tutti stabiliti dalla legge statale sulla base della semplice appartenenza a una minoranza. E’ un tema che interessa anche noi ebrei, ma che sostanzialmente serve oggi in molte parti d’Europa a instaurare il sistema legale musulmano (molto discriminatorio nei confronti delle donne e degli “infedeli”) al posto del diritto generale. Si potrebbe concepire un sistema in cui ogni religione decide secondo le proprie norme, per esempio in materia di diritto familiare. Così è stato a lungo nell’impero ottomano e in parte questo vale anche per Israele. Ma è una scelta che appartiene al legislatore nazionale, non certo a un tribunale sottratto ai controlli di aderenza alle leggi decise da un Parlamento, dunque senza limiti legali.

Il terzo caso riguarda la Germania. “La Corte federale di giustizia (Bundesgerichtshof, BGH), la più alta corte di giurisdizione civile e penale della Germania, ha stabilito che una nuova legge che vieta il matrimonio dei figli può essere incostituzionale perché tutti i matrimoni, inclusi i matrimoni in base alla sharia, sono protetti dalla Legge fondamentale tedesca (Grundgesetz). La sentenza, che apre in modo efficace la porta alla legalizzazione dei matrimoni infantili basati sulla Sharia in Germania, è uno dei casi in cui i tribunali tedeschi stanno favorevolmente o involontariamente promuovendo la creazione di un sistema giuridico islamico parallelo nel paese. […] A settembre 2016, il Ministero degli Interni tedesco, rispondendo a una richiesta del Freedom of Information Act, ha rivelato che 1.475 bambini sposati – tra cui 361 bambini di età inferiore ai 14 anni – vivevano in Germania dal 31 luglio 2016. Nel tentativo di proteggere le ragazze che si erano sposate all’estero ma hanno cercato asilo in Germania, il parlamento tedesco il 1 ° giugno 2017 aveva approvato una legge che vieta i matrimoni dei minori. La cosiddetta Legge per combattere il matrimonio infantile (Gesetz zur Bekämpfung von Kinderehen) stabilisce l’età minima di consenso per il matrimonio in Germania a 18 anni e annulla tutti i matrimoni esistenti, compresi quelli stipulati all’estero, dove un partecipante aveva meno di 16 anni a il tempo della cerimonia. La Corte federale di giustizia tedesca, nella sua sentenza, pubblicata il 14 dicembre 2018, ha dichiarato che la nuova legge potrebbe essere incostituzionale. […] I tribunali tedeschi si stanno progressivamente rinviando alla legge islamica perché i querelanti o gli imputati sono musulmani. I critici sostengono che i casi – in particolare quelli in cui la legge tedesca è passata in secondo piano rispetto alla legge della Sharia – riflettono una pericolosa invasione della legge islamica nell’ordinamento giuridico tedesco. Nel novembre 2016, ad esempio, un tribunale di Wuppertal ha stabilito che sette islamisti che hanno costituito una pattuglia vigilante per far rispettare la legge della Sharia nelle strade della città non hanno infranto la legge tedesca e hanno semplicemente esercitato il loro diritto alla libertà di parola. L’autoproclamata “Sharia Police” aveva scatenato l’indignazione pubblica nel settembre 2014, quando distribuirono volantini gialli che stabilivano una “zona controllata dalla sharia” nel distretto di Elberfeld a Wuppertal.” (https://www.gatestoneinstitute.org/13444/germany-child-marriage-law).

Si potrebbe continuare a lungo con altri esempi tedeschi (e in effetti l’articolo che cito lo fa), ma anche italiani e di altri paesi. E’ evidente comunque che la magistratura in tutto il mondo occidentale si è arrogata il compito di “resistere”, come si usa dire, alle tendenze “sovraniste” e “xenofobe”, dando alla Sharia, anche nei suoi aspetti più ripugnanti e rifiutati dai parlamenti, come i matrimoni infantili, piena legalità. Se ci sarà dunque un collasso della democrazia nel nostro mondo, non sarà causato dai “populisti”, che si reggono sull’appoggio elettorale, senza averlo mai forzato con la violenza come fecero invece fascisti e comunisti, ma dai giudici benintenzionati che si assegnano il compito di difendere “i diritti delle minoranze”.

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