Sami e Selma Modiano: dopo la Shoah un nuovo matrimonio

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Micol AnticoliEditor & Event Manager
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Ebraismo

Sami e Selma Modiano: dopo la Shoah un nuovo matrimonio

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Far sorridere una persona anziana è un’esperienza semplice e magnifica, che riempie il cuore. Ma regalare un’intera giornata di festa ad un uomo che ha vissuto l’inferno dei campi di sterminio nazisti e a sua moglie che non ha certo avuto vita facile ad accompagnarlo in tutte le difficoltà e in quei silenzi assordanti tipici degli ex deportati, è un elevazione dell’anima e un avvenimento storico.

Sami e Selma Modiano si sposarono il 10 gennaio del 1958 nel Congo Belga, dove lui aveva avviato una piccola impresa e dove lei lo aveva raggiunto per amore. Scampato molte volte alla morte in modo miracoloso, Sami tornò da Auschwitz completamente solo. La sua famiglia fu sterminata. I sentimenti che lo opprimevano al momento della liberazione non si possono spiegare, se non con le sue stesse parole: “Quando il mio cervello ha iniziato a funzionare e a capire che ce l’avevo fatta, devi capire che ci son rimasto molto male, è stato un momento moto doloroso per me, perché mi son sentito in colpa, mi sono sentito un privilegiato. Sono passato davanti alla morte molte volte e sono sempre stato spinto indietro. E allora uno si chiede, ma perché io?”.

È proprio ascoltando le sue testimonianze e accogliendolo come un genitore che il Presidente della Consulta della Comunità Ebraica di Roma, Elvira Di Cave, e i fratelli Joseph e Daniel Di Porto – nipoti di Giuseppe e Marisa Di Porto, entrambi sopravvissuti ad Auschwitz – hanno deciso di ridare qualcosa a Sami e a sua moglie Selma.

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In Congo il loro matrimonio non venne festeggiato come meritavano, senza la famiglia dello sposo, che non c’era più, e lontani dai parenti della moglie. Era arrivato il momento di festeggiare un nuovo matrimonio, di regalare loro una cerimonia degna per un ebreo che aveva vissuto quell’orrore, ma soprattutto, era arrivato il momento di far sentire a Sami e Selma il calore di una famiglia, unita ed allargata.
Ai festeggiati hanno fatto credere che ci sarebbe stato un incontro istituzionale, ma arrivati davanti alle porte del Tempio Maggiore di Roma, l’11 gennaio 2015 i coniugi Modiano hanno trovato ad accoglierli dei bambini, un bouquet per la sposa e più di 2.500 ebrei romani nella trepida attesa di festeggiare quei due diamanti che rappresentano l’orgoglio e la forza della comunità, anzi, dell’intero popolo ebraico.
Un momento storico che tutti sono stati consapevoli di vivere. La commozione ha rapito i cuori di ognuno dei presenti, in una sinagoga che ha visto l’unione di quattro generazioni: una dimostrazione della continuità rappresentata dai bambini delle scuole ebraiche in prima fila che hanno cantato gioiosi sotto gli applausi dei genitori, dei nonni e di quei bisnonni che l’orrore delle persecuzioni e della Shoah lo hanno vissuto sulla propria pelle.

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Sami e Selma, fra lacrime e sorrisi immensi, hanno così festeggiato i 57 anni di matrimonio; si pensava, lì in mezzo alla folla, di aver raggiunto l’apice della commozione, fino a quando con un gesto delle braccia gli sposi Modiano hanno voluto abbracciare simbolicamente tutti quei presenti che hanno chiamato “la nostra nuova famiglia”.

In questi giorni di terrore per l’Europa, all’indomani degli attentati alla redazione di Charlie Hebdo e al supermercato kasher di Parigi, molti si chiedono cosa ne pensino gli ebrei. Allora questa è la risposta ebraica. Ancora oggi si cerca di uccidere davanti alle sinagoghe, alle scuole e ai luoghi ebraici. Ancora oggi il mondo grida sdegno soltanto a fasi alterne. Ma finché gli ebrei saranno così tenaci, uniti e pronti a dare continuità alla propria identità, citando il Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni, “tutto quello che ci colpisce al di fuori non ci indebolisce, ma ci rafforza”.

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