Roma, funerale fascista con la bandiera di Ordine Nuovo al grido: “Digos Boia”

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Roma, funerale fascista con la bandiera di Ordine Nuovo al grido: “Digos Boia”

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A Roma è andato in scena un vergognoso funerale fascista tra cori nostalgici e grida contro la polizia. Il tutto in una capitale in cui i cittadini stanno facendo i conti con le restrizioni dovute alla zona rossa per combattere la pandemia.

Cittadini che hanno chiamato la polizia, quando davanti alla chiesa di Sant’Ippolito, nel quartiere Nomentano (in una zona non molto lontana dalla stazione Termini), hanno visto un gruppo di persone che, fra braccia tese, cori fascisti e insulti alla Digos, stavano dando l’ultimo saluto a un camerata, la cui bara è stata avvolta da un drappo rosso e una bandiera con l’ascia bipenne, quella di Ordine Nuovo.

Il Movimento Politico Ordine Nuovo fu un gruppo politico di estrema destra extraparlamentare nato nel 1969 e sciolto 1973 dall’allora ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani, con l’accusa di ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista. Ordine Nuovo che fu implicato nello stragismo in Italia a cavallo dagli Anni 60 e 70: dalla strage di piazza Fontana a Milano a quella di piazza della Loggia, senza dimenticare quelle di Peteano e alla Questura di Milano, nonché all’omicidio del giudice Occorsio.

Il funerale fascista svoltosi a Roma è stato definito “inaccettabile” dalla sindaca Virginia Raggi, che ha espresso una dura condanna su Twitter:

“È inaccettabile quanto avvenuto sabato scorso nei pressi di piazza Bologna a Roma. Cori fascisti e saluti romani dopo un funerale: addirittura la bara avvolta in una bandiera fascista. È un’immagine vergognosa: Roma è e sarà sempre antifascista”.

Alcuni partecipanti al funerale sono stati identificati come vicini all’estrema destra di CasaPound e Forza Nuova.

Quanto accaduto a Roma deve riflettere per diversi motivi. In una città dove i romani stanno rinunciando a molte cose pur di uscire dalla pandemia, un gruppo di estrema destra non ha avuto nessun problema a radunarsi.

In più, gli estremisti di destra l’hanno fatto con un senso di impunità che deve far pensare, gridando “Digos boia” e facendo saluti fascisti.

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