Razzi su Israele: la tregua fra Israele e Hamas messa a dura prova dai salafiti

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Mario Del MonteEditor
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Razzi su Israele: la tregua fra Israele e Hamas messa a dura prova dai salafiti

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Dopo la raffica di missili piovuta sulle città del Sud di Israele, il governo dello Stato ebraico ha dichiarato che Hamas è da ritenersi responsabile dell’accaduto. La condanna però è sembrata meno dura del solito, forse perché l’azione è stata compiuta da sigle islamiste diverse e perché Israele preferisce in questo momento legittimare un nemico che già conosce bene e che sembra meno pericoloso di una possibile anarchia nella Striscia di Gaza. A confermare queste ipotesi c’è anche l’entità della risposta dell’esercito israeliano: nei raid condotti nella notte è stato colpito solo un edificio di Hamas vuoto e non ci sono state vittime.

Nell’episodio di ieri gioca dunque un ruolo fondamentale la lotta interna fra Hamas e i gruppi salafiti di Gaza, uno scontro in cui i più danneggiati potrebbero essere i cittadini delle città meridionali israeliane per cui ora torna l’incubo delle sirene e della corsa verso i bunker.

Il motivo alla base dell’attacco sarebbe l’uccisione di uno dei più importanti attivisti salafiti da parte delle forze di sicurezza di Hamas. Invece di colpire le roccaforti di Hamas, i salafiti hanno capito che il più grande danno che possono procurare all’organizzazione terroristica palestinese è far saltare la tregua con Israele che regge a fatica dalla scorsa estate. Ironicamente però sembra che Israele sia molto più interessata a tenere in vita il proprio nemico giurato: il volume degli aiuti umanitari che entrano nella Striscia è in costante aumento, i dirigenti di IDF hanno da poco approvato anche il trasferimento di alcuni materiali a rischio. Sembrerebbe uno scherzo ma pochi giorni fa l’inviato nella Striscia per il Qatar, Mohammed al-Imad, ha lodato Israele per l’entità degli ultimi carichi entrati nell’enclave palestinese e per l’iniziativa che vedrebbe lo Stato ebraico costruire una serie di stazioni per rifornire di energia le centrali in possesso dei palestinesi.

I salafiti non vedono di buon occhio questa riappacificazione fra Israele e Hamas così come la ripudiano anche i funzionari dell’Autorità Nazionale Palestinese. Questi ultimi vorrebbero che Israele negoziasse solo con loro per essere visti dalla propria popolazione come l’unica fonte di potere legittima. Il sito web Times Of Israel riporta che i colloqui fra Israele e Hamas sarebbero mirati a far tornare in patria i resti di alcuni soldati morti durante l’operazione Protective Edge ma non è escluso che ne possa venir fuori anche una tregua a lungo termine. Sempre che la situazione non diventi incontrollabile: se una di queste scaramucce fra le fazioni palestinesi risultasse nella morte di qualche civile israeliano lo Stato ebraico risponderebbe con raid sempre più intensi e avvicinerebbe di nuovo lo spettro della guerra, proprio ciò che vogliono i rivali di Hamas.

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