Racconti di Tripoli

Storie della comunità ebraica libica

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Silvia Bublil Dadusc
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Ebraismo

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Silvia Bublil Dadusc

“SLEHOTC! SLEHOTC! SLEHOTC!”…Un vecchio un po’ curvo, cammina nel buio della notte, prima dell’alba, nelle strade strette della Hara, il quartiere ebraico di Tripoli.

Cammina lentamente, e batte forte col suo bastone sulle porte delle case, gridando ripetutamente “SLEHOTC! SLEHOTC! SLEHOTC!

Sta svegliando il quartiere assonnato, col richiamo di andare in sinagoga per partecipare al rito delle Slichot*. Il vecchio, pronuncia la parola in ebraico con cadenza tripolina. SLEHOTC!

Luci fioche si accendono nelle case, le stradine e i vicoli, iniziano pian piano ad animarsi. Uomini di tutte le età, (le donne sono esonerate da quest’obbligo) escono dal tepore delle case e si avviano verso le varie 44 sinagoghe di riferimento presenti nel quartiere; Slatc Bitcil (Bet-El), Slà Kbira, Slatc Dar Bisci, Slatc Dar Srussi e le altre.

I più anziani, rispetto ai giovani, procedono a passo lento e affaticato. Forse perché i loro peccati sono più numerosi, o perché sono più consapevoli di ciò che vorrebbero farsi perdonare. Entrano in sinagoga e inizia la funzione. Leggono testi sacri di pentimento e penitenza, cantano canti antichi, chiedono perdono battendosi sul petto e auspicando il meglio per se stessi e per la famiglia.

Alcune donne anziane, vestite con lo zdad ( il tradizionale abito delle donne ebree) offrono kahua u ka’ak, caffè bollente e profumato con il zh’r, l’estratto di fiori d’arancio, insieme a ciambellette dolci e salate. C’è chi preferisce un bicchierino di bucha, liquore al gusto di anice.

Quando termina la funzione, è già alba e il cielo si schiarisce. I giovani, vanno in spiaggia, a fare la “cenghisa”. Un salto, un tuffo libero da un promontorio e anche una sorta di prova di coraggio. Poi si torna a casa e inizia la giornata di lavoro o di studio. Così si ripete il rito, giorno dopo giorno (escluso Shabbat e festività), fino a Nar Kbbur..

Personalmente, non ho ricordi delle Slichot a Tripoli, però la magia di quei giorni, raccontati dagli anziani, o visti in fotografie, mi hanno sempre affascinata, quindi ho cercato di raccontarvelo, e ricostruirne l’atmosfera, usando anche un po’ di fantasia.

* Slichot
Qualche settimana fa, è iniziato il periodo delle Slichot, pentimento e richiesta di perdono. Si tratta di un periodo che inizia dai primi giorni di Elul (l’ultimo mese dell’anno secondo il calendario ebraico), e finisce a Yom Kippur, giorno di digiuno e di espiazione.

Nella foto in alto: una via della Hara Kbira di Tripoli (Credit photo: Beit ha Tefuzot)

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