Discriminazione nei confronti delle donne, clan palestinesi respingono il trattato

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I clan palestinesi respingono il trattato che pone fine alla discriminazione nei confronti delle donne ed esprimono tutta la loro contrarietà nei confronti dell’Autorità Palestinese per essersi impegnata nel CEDAW, un trattato internazionale adottato nel 1979 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Notare bene la data: 1979. 40 anni fa, quando il mondo era diviso in blocchi e nessuno pensava a un nuovo assetto mondiale diverso dalla Guerra Fredda.

Per rendersi conto meglio del tempo passato, in Italia solo pochi anni prima (1976-1977) si era iniziato a trasmettere immagini tv a colori.

Quello che dovrebbe essere un dato di fatto da quattro decenni (almeno per il trattato Onu), per i clan palestinesi è una cosa da rifiutare alla fine del 2019, così come il divieto del matrimonio precoce, vietato nel novembre scorso dal presidente Abu Mazen.

I clan palestinesi, inoltre, hanno chiesto il divieto  di operare a gruppi femministi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

“Questo trattato è inaccettabile per arabi e musulmani e Va contro la nostra religione e tradizioni”, ha osservato l’attivista palestinese Abu Ghassan Shaheen.

I leader del clan hanno ammonito i giornalisti e organi di informazione palestinesi dal coprire le attività dei gruppi di donne “dubbie” e hanno chiesto di organizzare proteste contro il trattato.

La minaccia dei clan è stata condannata dal sindaco dei giornalisti, secondo cui i media sono solo spettatori in questa faida interna al mondo palestinese. Sindacato che ha annunciato anche il massimo impegno per proteggere la libertà di parola.

Ad esprimere indignazione per la minaccia dei clan sono state anche numerose attiviste palestinesi per i diritti umani.

Ricapitoliamo: clan palestinesi sono contro i diritti delle donne, sono favorevoli al ripristino del matrimonio precoce.

I media italiani e internazionali dovrebbe ricoprire la notizia in maniera massiccia. E invece non lo fanno per nulla, lasciando spazio a chi invoca l’odio per Israele e fa richiamo a vecchi stereotipi anti-ebraici.

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