Palestinesi, il boicottaggio di Israele continua anche nel calcio

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Palestinesi, il boicottaggio di Israele continua anche nel calcio

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Il presidente della Federazione calcio palestinese, Jibril Rajoub, ha chiesto alla FIFA che sia messa all’ordine del giorno per la riunione del Consiglio, in programma in Bahrein il prossimo 9 maggio, un provvedimento contro l’IFA (Israel Football Association): la revoca dello status di professionismo ai club israeliani che giocano nei Territori contesi dal 1967.

La risposta di Israele è arrivata in una nota inviata a decine di ambasciate, con la richiesta di persuadere i loro paesi a rimuovere la questione dall’agenda della FIFA. Un numero considerevole di associazioni sportive hanno aderito all’appello di Jibril Rajoub. Per l’Italia hanno firmato, fra le altre, l’Unione italiana sport per tutti, che conta più di un milione di iscritti.

Se il massimo organo calcistico mondiale dovesse accettare l’antisportiva proposta palestinese, tornerebbero d’attualità le parole di Benjamin Netanyahu pronunciate due anni fa, quando i palestinesi provarono a far estromettere Israele dalla FIFA:

“Se i palestinesi riusciranno nell’intento sarà la fine della FIFA perché altri Paesi chiederanno di espellere qualcun altro per ragioni politiche. Migliaia di anni fa l’Assemblea ateniese perse la sua universalità quando iniziò a espellere”.

Sarebbe superfluo scrivere che proposte del genere nulla hanno a che fare con lo sport. Lo sarebbe altrettanto scrivere che i palestinesi stanno facendo un uso improprio del calcio, che da bene comune ed universale viene ridotto a mero strumento di propaganda politica contro lo Strato ebraico.

Ciò che va assolutamente scritto e ricordato è un particolare riguardo il deus ex machina della delirante richiesta palestinese: Jibril Rajoub, un terrorista condannato al carcere a vita che ottenne la libertà nell’ambito dell’accordo con l’Olp, datato 1985. Questo ergastolano ora impartisce lezioni di diritti umani all’unico stato del Medioriente a cui non vanno insegnati, perché li attua tutti i giorni.

Le leadership palestinesi potranno parlare di diritti umani quando provvederanno al sostentamento del proprio popolo, partendo, perché no, dal concedergli la corrente elettrica, data per poche ore al giorno a causa della continue lotte economiche fra Anp e Hamas.

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