Rapito e decapitato un giovane gay palestinese che viveva Israele

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Rapito e decapitato un giovane gay palestinese che viveva Israele

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Una storia triste e macabra, cui di ora in ora si aggiungono particolari sempre più agghiaccianti.

Una storia che riguarda Ahmad Abu Marakhia il ragazzo decapitato e fatto ritrovare sul ciglio di una strada di Hebron.

Ahmad Abu Marakhia era un palestinese di 25 anni, che viveva a Tel Aviv in una casa famiglia, The Different House, conosciuta per dare ospitalità agli omosessuali arabo-israeliani vittime di violenza e discriminazione, sia per la loro nazionalità, sia per la loro sessualità.

Ahmad Abu Marakhia era un palestinese di 25 anni, aiutato da Rita Petrenko a ottenere il permesso per risiedere in Israele.

A rendere noto l’impegno della direttrice della struttura per il trasferimento del giovane è stato il Jerusalem Post, cui la Petrenko ha detto:

“Faceva parte di un gruppo di attivisti Lgbt e molti lo conoscevano per questo. Era spaventato dai suoi fratelli, zii e cugini”.

Rita Petrenko ha anche aggiunto che Ahmad Abu Marakhia aveva paura di essere ucciso per mano dei suoi famigliari o per quella di suoi concittadini di Hebron.

In estrema sintesi: la pista dell’uccisione di Marakhia porta alla sfera sessuale. Per questo è stato rapito e ucciso prima del barbaro ritrovamento.

Sulla vincenda è intervenuto anche il nostro sottosegretario all’Interno, Ivan Scalfarotto:

“La situazione delle persone Lgbt in Medio Oriente è un tema gravemente sottovalutato. E spesso si dimentica che Israele è l’unico porto sicuro nella regione”.

Non tutti, però, pensano che lo Stato ebraico sia garanzia di diritti per gli omosessuali.

La National Lgbtq Task Force di Chicago, la più grande organizzazione gay degli Stati Uniti, ha annullato un ricevimento con i leader della comunità gay israeliana.

A Madrid, gli organizzatori del Gay Pride, uno dei più importanti del mondo, avevano preso la decisione di non invitare alla sfilata le associazioni Lgbt di Tel Aviv.

A Berlino, gli omosessuali israeliani hanno dovuto sfilare come “delegazione di Tel Aviv” anziché “di Israele”, come se la Città Bianca non facesse parte dello Stato ebraico…

Israele ha cuore i diritti dei gay, cerca di aiutarli e proteggerli. La “ricompensa” è quella di non essere invitata alle sfilate in giro per il mondo.

Quale sarà la “ricompensa” per chi ha barbaramente ucciso Ahmad Abu Marakhia?

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