Il mondo alla rovescia dell’Onu… e dell’Europa

Come il non-stato della “Palestina” avrà più poteri all’assemblea generale dell’Onu degli stati veri.

Ugo Volli
Ugo Volli
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Medio Oriente, News

Il mondo alla rovescia dell’Onu… e dell’Europa

Come il non-stato della “Palestina” avrà più poteri all’assemblea generale dell’Onu degli stati veri.

Medio Oriente, News
Ugo Volli
Ugo Volli

Quando si parla di “Palestina” Onu ed Europa ragionano al contrario. La politica internazionale attuale, per certi versi, somiglia a un film di fantasy o a un videogame. C’è il mondo reale, in cui i muri sono ostacoli solidi, gli animali non parlano e i tappeti non volano, e poi c’è un mondo virtuale dove ogni cosa può accadere se si usa la parola magica giusta. Il mondo reale della politica contemporanea è quello dove regnano i rapporti di forza, il terrorismo purtroppo colpisce spesso ed è quasi sempre islamico, ci sono stati canaglia che sistematicamente reprimono i dissidenti e fanno morire le minoranze religiose e movimenti (non solo l’Isis, ma anche l’Iran e la Fratellanza Musulmana, l’Autorità Palestinese e Hamas che li esaltano e li finanziano).

E poi c’è il mondo fantastico dell’Onu, dove tutto è possibile. Gli stati che più disprezzano i diritti umani sono eletti a far parte della commissione che dovrebbe tutelarli, il terrorismo non esiste o comunque non c’entra nulla con l’Islam e poi soprattutto esiste lo “stato di Palestina”. Ora se c’è una cosa abbastanza chiara in quel campo confuso che è il diritto internazionale, è la definizione di stato. Cito da una fonte giuridica divulgativa, ma abbastanza accreditata:

“Secondo la convenzione [di Montevideo del 1933] vi sono quattro requisiti affinchè uno Stato possa definirsi tale per il diritto internazionale:
i – popolazione permanente;
ii – territorio definito;
iii – governo;
iv – capacità di relazionarsi con altri Stati;

In maniera non molto diversa si è più recentemente espressa anche la Commissione Badinter, nel 1991, durante la discussione sulla continuità o dissoluzione della Repubblica Sociale Federale Iugoslava, affermando che “lo Stato è una comunità, consistente in un territorio e una popolazione, sotto una autorità politica organizzata e avente sovranità“.” La Treccani precisa che deve trattarsi di un “Ente dotato di potestà territoriale, che esercita tale potestà a titolo originario, in modo stabile ed effettivo e in piena indipendenza da altri enti”.

Ora è evidente che l’Autorità Palestinese non risponde a questi requisiti. La sua popolazione è incerta, dato che non è chiaro se vi appartengano per esempio i cittadini giordani, gli arabi israeliani, gli abitanti di vari campi profughi dispersi nel Medio Oriente, come sostengono i palestinisti più accesi, o solo il milione e mezzo che paga le tasse all’Autorità, vivendo in Giudea e Samaria. Il territorio non è definito, visto che gli stessi palestinisti rivendicano l’intero spazio di Israele (e questa è la ragione vera del conflitto in corso), ma Abbas controlla solo la zona A dei trattati di Oslo e da una decina d’anni neppure Gaza. Il governo non governa, l’Autorità non è certo indipendente, visto che buona parte delle sue tasse è raccolta da Israele che ne controlla i confini e garantisce la sicurezza anche nel suo stesso territorio centrale (e l’Autorità protesta, ma non fa nulla di serio per impedirlo, perché sa benissimo che questo controllo è il solo modo di evitare un colpo di stato di Hamas, come quello che accadde a Gaza una dozzina di anni fa). L’AP non ha neanche una moneta sua e usa quella di Israele.

Dunque l’Autorità Palestinese nel mondo reale non è uno stato, anche se dice di aspirare a esserlo e si è dichiarata più volte indipendente. Nel mondo alla rovescia dell’Onu invece sì, lo è, un po’ come per l’Unesco Gerusalemme, la tomba dei Patriarchi a Hebron e altri monumenti millenaria della storia ebraica non hanno nulla a che fare con gli ebrei ma appartengono a un “popolo” il cui nome è stato inventato 50 anni fa da Arafat. Il suo non-essere uno stato, nonostante la volontà politica di buona parte dei paesi del mondo, deriva dallo storico rifiuto di accettare una soluzione condivisa e definitiva fianco a fianco con Israele, ed è confermato anche dal posto di “osservatore” e non di stato membro, che l’assemblea generale gli ha assegnato sia pure con una forzatura. Ora però questa stessa forzatura è stata ulteriormente forzata perché alla “Palestina” sono stati assegnati ulteriori privilegi ad personam per permetterle di presiedere potente il gruppo dei non allineati. Risulta così la “farsa” per cui un’entità che chiaramente non è uno stato e non ha una vera personalità internazionale, come ha sostenuto con forza Nikki Haley per gli Stati Uniti diventa  rappresentante di un gruppo di stati, con più poteri di uno stato normale. Vale la pena di notare che contro la “farsa” hanno votato solo Israele, Usa e Australia. Molti stati europei fra cui la Francia hanno votato a favore. Non so se l’Italia abbia votato a favore o si sia astenuta, ma temo che la pessima politica internazionale di Moavero abbia colpito ancora una volta

Un’altra realtà virtuale è quella del procuratore della Corte Penale internazionale, che di fronte ai continui attacchi di Hamas sul territorio israeliano ha ammonito “entrambe le parti” che sta monitorando la situazione per rilevare eventuali crimini di guerra. Peccato che l’aggressore sia chiaramente un’entità non statale come Hamas. E’ in sostanza la stessa posizione del mondo alla rovescia espressa da Mogherini. Perché anche l’Europa fa parte del mondo virtuale dove la parola magica “Palestina” permette di rovesciare i fatti più elementari.

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