Obama rifiuta di collegare l’accordo sul nucleare al riconoscimento di Israele da parte degli iraniani

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Obama rifiuta di collegare l’accordo sul nucleare al riconoscimento di Israele da parte degli iraniani

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Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha detto lunedì che sarebbe un “errore di valutazione fondamentale” chiedere all’Iran di riconoscere Israele come parte dell’accordo sul nucleare ma poi ha anche cercato di placare le proteste dei suoi alleati annunciando che farà qualcosa per fermare le “attività destabilizzanti” dell’Iran.

“L’idea che dovremmo condizionare gli armamenti nucleari iraniani al riconoscimento di Israele è davvero simile a dire che non firmeremo un accordo a meno che la natura del regime iraniano non sia trasformata completamente. Questo, credo, è un errore di valutazione fondamentale” è stato il commento di Obama durante un programma radio del network NPR arrivato dopo che da Gerusalemme era filtrata una lista di richieste che avrebbero reso l’affare più “digeribile” per Israele.

Obama ha dichiarato che l’Iran deve smettere di minacciare Israele e di fomentare guerre per procura in tutto il Medio Oriente ma ha cercato di separare le preoccupazioni degli altri attori regionali dall’accordo provvisorio finalizzato giovedì. “Vogliamo che l’Iran non si doti di armi nucleari proprio perché non siamo in grado di puntare su un cambio di regime.”

Parlando ai giornalisti lunedì scorso, il Ministro degli Affari Strategici Yuval Steinitz ha chiesto una serie di modifiche per colmare alcune lacune fondamentali in vista dell’accordo definitivo previsto per fine Giugno ribadendo la posizione di Netanyahu rispetto ai negoziati con l’Iran: Israele non si oppone a nessuna trattativa ma esige un “miglior affare”. Le condizioni proposte dagli israeliani sono: il blocco sulla ricerca e lo sviluppo delle nuove centrifughe avanzate; la riduzione del numero di centrifughe a disposizione dell’Iran; la chiusura totale della struttura di arricchimento sotterranea di Fordow; esigere un resoconto dettagliato delle precedenti attività nucleari con possibili risvolti militari; l’invio fuori dal paese di tutte le riserve di uranio arricchito; maggiori garanzie sulle ispezioni degli impianti. Secondo Steinitz tali modifiche renderebbero l’accordo “più ragionevole”.

 

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