Netanya: la bolla francese in Israele

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Mario Del MonteEditor
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Israele

Netanya: la bolla francese in Israele

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Camminando per le strade di Netanya a volte si può avere l’impressione che la città si stia trasformando in una piccola Nizza. Questo perché nella città costiera israeliana, poco distante da Tel Aviv, difficilmente si sente parlare ebraico e tutte le insegne delle attività commerciali sono in francese o contengono all’interno un riferimento alla Francia.

A causa dell’incremento di incidenti antisemiti, avvenuti nella grande maggioranza dei casi da estremisti islamici, la comunità ebraica francese, la terza per grandezza dopo Israele e Stati Uniti, ha optato per l’emigrazione verso lo Stato ebraico. Un’ondata senza precedenti che ha reso Netanya, grazie a una già consolidata presenza di ebrei francesi, la meta privilegiata degli olim chadashim (coloro che hanno appena fatto l’alyah, il ritorno in Israele dalla diaspora).

Secondo l’Agenzia Ebraica solo nel 2014 sono arrivati in Israele più di settemila francesi, il doppio dell’anno precedente. Di questi almeno duemila hanno scelto Netanya come nuova casa per via delle sue spiagge che ricordano il Nord Africa a cui molti di loro sono legati a causa delle loro origini marocchine o tunisine.

Questo trend è iniziato un paio di anni fa con l’attacco alla scuola di Tolosa in cui persero la vita tre bambini e un rabbino ma con l’attentato di Parigi del Gennaio 2015 buona parte della comunità ebraica francese ha avvertito un maggiore senso di pericolo ed ha deciso di emigrare in Israele. Una situazione completamente diversa da quella che vivono ora a Netanya dove affermano orgogliosamente di sentirsi più protetti. Per molti inoltre era diventato impossibile crescere dei figli con una forte identità ebraica in un luogo dove ogni simbolo religioso indossato poteva comportare guai con la comunità musulmana. Un’altra spinta che ha portato gli ebrei francesi ad emigrare è quella economica: la disoccupazione in Francia ha raggiunto il 10% mentre in Israele, nonostante la crisi economica mondiale abbia avuto qualche conseguenza, si è stabilizzata intorno al 5%.

La partenza di un così alto numero di ebrei è fonte di imbarazzo per il governo francese che vede tutto questo come un fallimento della Repubblica, incapace di dare sicurezza ai suoi cittadini. Inoltre la società francese ha sempre affermato con orgoglio di essere stata la prima in Europa a concedere pieni diritti civili agli ebrei in seguito alla Rivoluzione Francese.

Giungendo in Israele gli immigrati francesi hanno importato parte della loro storia e della loro cultura. Netanya oggi viene affettuosamente chiamata “la bolla francese”: interi quartieri sono popolati da soli ebrei francesi, la via principale si è riempita di caffè e panifici dove si può gustare un croissant o una baguette ripiena, il sottofondo musicale degli stabilimenti balneari assomiglia sempre di più a quello delle discoteche parigine.

La città ha accolto calorosamente questa nuova minoranza cercando di rispondere ai loro bisogni particolari. Ad esempio nelle scuole è sempre presente un insegnante che parla francese e nelle aziende ci sono persone che si occupano di aiutare gli olim chadashim nel difficile periodo di transizione iniziale. A differenza degli immigrati provenienti dai paesi arabi e dagli ex paesi sovietici, i francesi hanno dei forti ideali sionisti e sono in larga parte professionisti qualificati, caratteristiche che gli stanno permettendo di entrare nella società israeliana più velocemente. Israele dal canto suo sa che aiutarli è un investimento a lungo termine perché queste persone sono destinate a rimanere e a rendere ancora più ricco quel meltin pot culturale che lo Stato d’Israele è diventato grazie all’immigrazione.

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