Napoli: no a piazza Ascarelli, rimane il gerarca fascista Tecchio

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Napoli non avrà una piazza intitolata a Giorgio Ascarelli, il fondatore della società calcistica partenopea. Piazza che rimarrà intitolata al gerarca fascista Vincenzo Tecchio.

A fermare tutto sono stati i veti dell’Istituto di Storia Patria e le proteste di un comitato civico dei residenti nel quartiere di Fuorigrotta (sede della piazza), che durante i lavori della Commissione Toponomastica hanno posto il loro divieto.

Una delusione per i tutti i cittadini e per il sindaco Luigi De Magistris, che nel 2018 aveva annunciato il cambio toponomastico sui social:

“Piazzale Vincenzo Tecchio, l’ex segretario provinciale del partito nazionale fascista si chiamerà piazza Ascarelli. Il mio annuncio arriva nel giorno in cui ricordiamo Luciana Pacifici, una delle più piccole vittime della ferocia nazista, morta ad Auschwitz. Anche via Vittorio Emanuele III, che promulgò le leggi razziali, cambierà nome in via Salvatore Morelli. Per non dimenticare, mai!”.

Sembrava tutto pronto e invece lo stop inatteso.

A rendere ancora più amara questa vicenda è stata la motivazione della decisione apparsa sulle colonne de Il Mattino:

“La motivazione resta oscura. Ma ad affossare il progetto ha contribuito anche la miope avversione di un non meglio comitato di residenti nella zona: i quali avrebbero opposto un fermo “no” al cambio della lapide marmorea nel largo di Fuorigrotta che dà accesso alla stazione, con una originale motivazione: modificare, dopo tanti anni, il nome di una via o di una piazza creerebbe confusione e difficoltà persino nel recapitare la posta”.

Una scusa piuttosto curiosa che potrebbe nascondere altro. In conclusione, il fondatore del Napoli Calcio, l’imprenditore ebreo Giorgio Ascarelli, scomparso nel 1930, ha visto negarsi l’intitolazione postuma della piazza antistante la Mostra d’Oltremare, nel quale sorge anche lo Stadio San Paolo, che rimane legata alla figura del gerarca fascista Vincenzo Tecchio.

Senza Ascarelli non è detto che il popolo napoletano avrebbe potuto ammirare le gesta di Diego Armando Maradona e compagni nelle due cavalcate scudetto (1986-1987, 1989-1990).

Senza Tecchio, invece, la storia di Napoli sarebbe rimasta la stessa.

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