Monte del Tempio: i metal detector e le menzogne arabe

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Niram Ferretti
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Terrorismo

Monte del Tempio: i metal detector e le menzogne arabe

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Fu Moshe Dayan, nel 1967, dopo che Israele entrò vittorioso a Gerusalemme Est e riprese la città alla Giordania che la occupava illegalmente dal 1948, a decidere che il Monte del Tempio-Spianata delle Moschee, il sito religiosamente più importante per gli ebrei e il terzo sito più importante per l’Islam, continuasse a essere amministrato dalla Giordania sconfitta, pur restando sotto controllo israeliano.

Si trattò di una decisione basata sulla realpolitik. Israele aveva non solo ripreso possesso di Gerusalemme Est, ma di quella porzione della città santa in cui si trovava il Muro Occidentale dal quale agli ebrei era stato impedito di pregare durante il periodo di dominio abusivo giordano. Bisognava trovare un compromesso con il mondo musulmano per evitare che la vittoria eclatante di Israele nella Guerra dei Sei Giorni non si spingesse troppo in là.
Subito dopo la vittoria israeliana, quando il rabbino Shlomo Goren, che sarebbe poi diventato il capo rabbino di Israele, si avvicinò sul Monte del Tempio al generale Uzi Narkiss proponendogli di fare saltare per aria la Moschea di Al Aqsa, insistendo per una azione rapida, il generale gli disse che se avesse continuato lo avrebbe fatto arrestare.

Oggi, la razionale decisione di Moshe Dayan, di non avere voluto provocare un profondo attrito religioso con tutto il mondo musulmano, basata sulla consapevolezza della natura vulcanica del Medioriente, grande piattaforma tettonica perennemente in sommovimento, presta nuovamente il fianco alla strumentalizzazione da parte del mondo arabo e di quello musulmano. Dopo l’attentato del 14 luglio costato la vita a due poliziotti drusi-israeliani, si è tornati ad accusare Israele di volere modificare lo status quo in vigore sul Monte del Tempio-Spianta delle Moschee.

Il pretesto per l’accusa è la decisione del governo israeliano di piazzare dei metal detectors davanti all’ingresso della Porta dei Leoni, metal detectors per altro già in funzione all’ingresso Mughrabi al comprensorio. Nulla di più contrario alla realtà, nulla di più subdolamente menzognero. I metal detectors sono temporanei, in attesa che vengano implementate misure di sicurezza definitive.
Tutto ciò è evidente ma è diventato ghiotto presupposto da parte araba per soffiare sul fuoco, sobillando la folla e facendo circolare la vecchia accusa creata ad arte negli anni ’30 dal Mufti filonazista di Gerusalemme, Amin-al-Husseini, che gli ebrei, oggi gli israeliani, vogliano impossessarsi della moschea e modificare lo statuto del 1967. Questa accusa è già costata due morti palestinesi durante gli scontri di venerdì scorso nella West Bank e il barbaro assassinio di tre membri della famiglia Solomon a Halamish, sempre nella West Bank.

Nel 1967 non si trattava di fare saltare per aria le moschee e di imporre sul Monte del Tempio-Spianata delle Moschee, l’egemonia ebraica, come aveva fatto la Giordania nel 1948, imponendo la propria su Gerusalemme Est distruggendone le sinagoghe e evacuandola dagli ebrei, ma di trovare un equilibrio sostenibile.

La totale irresponsabilità dell’attuale dirigenza palestinese rappresentata a Ramallah da Mahmoud Abbas, il quale, con una mossa del tutto demagogica e di corto respiro, congelare la collaborazione con Israele per quanto riguarda la sicurezza nella West Bank, rivela, come sempre, la sua doppiezza. Da una parte si mostra agli interlocutori occidentali un volto conciliante e dialogante, dall’altra si deve accontentare il pubblico arabo cercando di non perdere la faccia difronte a Hamas. La stessa prassi adottata durante la sua carriera terroristica dal Giano Bifronte Yasser Arafat. Tutto ciò fa parte delle dinamiche politiche interne alle realtà tribali arabe sunnite, dove il potere è una questione di famiglie e clan. Quello di Fatah è da più di un decennio in lotta costante e fratricida con quello di Hamas.

In questa crisi creata ad arte dagli arabi, Israele non può cedere di un millimetro su quelle che sono le proprie esigenze di sicurezza e tutela dell’ordine. Il passato insegna che ogni concessione fatta da Israele agli arabi si è poi rivelata un boomerang. L’eventuale rimozione dei metal detectors dalla Porta del Leoni, potrà avvenire, come il governo ha già dichiarato al momento della loro collocazione, solo quando saranno state improntate nuovi e più efficaci dispositivi di controllo affinché all’interno del Monte del Tempio-Spianata delle Moschee non possano più verificarsi episodi come l’attentato del 14 luglio scorso.

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