Milano, il concerto fascista di CasaPound

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Teste rasate e bracci destri alzati a Milano, dove CasaPound ha aggirato il divieto di organizzare un evento pubblico, dandone vita a uno privato nella “solita location” in via Toffetti, che nel 2015 ospitò la manifestazione per i vent’anni di attività degli Hammerskin.

Nonostante non fosse un evento pubblico, migliaia di persone si sono recate a Milano da tutta Italia e anche da fuori, grazie al passaparola che non deve passare inosservato.

La serata è stata caratterizzata da tre numeri: 100, 20 e 19.

Ma andiamo con ordine. 100 come gli anni passati della costituzione a Milano dei Fasci di Combattimento, 20 come gli anni sul palcoscenico del gruppo Zetazeroalfa (come gli anni del Ventennio fascista) e 19 perché le porte del concerto si sono aperte alle ore 19.19, orario che sta per 1919, anno in cui per l’appunto iniziò il “progetto” del fascismo.

Gianluca Iannone, 44 anni, leader di Casapound e del gruppo rock Zetazeroalfa, ha festeggiato con lo slogan “Cento anni dopo siamo ancora tutti qui, sotto al cielo di Milano”.

Nelle settimane precedenti al concerto erano divampate le polemiche. Il sindaco Giuseppe Sala l’aveva definito “oltremodo oltraggioso”, anche in considerazione del fatto che era inizialmente stato previsto per il 24 marzo, giorno in cui si ricorda l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Poi si era scelto il 16 marzo, salvo posticipare fino a sabato scorso (23 marzo).

L’evidenza dei fatti vuole che il concerto sia l’ennesima prova di come l’Italia abbia un problema legato ai rigurgiti dell’estrema destra, ma c’è un dettaglio che deve far preoccupare: le migliaia di persone che hanno raggiunto Milano nonostante l’incertezza sulla data.

E questo porta a pensare all’efficienza dei canali e della rete di comunicazione di CasaPound che ha eluso il divieto pubblico del prefetto Renato Saccone ed è riuscito a organizzare un concerto dalle molte presenze.

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