Di Maio e l’uso della Shoah per piccole beghe politiche interne

Gerardo Verolino
Gerardo Verolino
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Antisemitismo, pregiudizio antisraeliano, Shoah

Di Maio e l’uso della Shoah per piccole beghe politiche interne

m5s-di-maio-salvini-shoah-negazionismi-progetto-dreyfusM5S, Di Maio e Salvini. Avere la faccia come il bronzo. Ovvero accusare gli altri di avere brutte frequentazioni, come sostiene il vicepremier Luigi Di Maio riferendosi alla Lega che stringerebbe alleanze in Europa con segretari di partito scomodi che sostengono le ragioni dei negazionisti, quando non ti rendi conto o fingi di non vedere che il tuo partito è appestato da soggetti ammalati dal pregiudizio anti-ebraico se non di sostenitori del negazionismo. Come è possibile che, l’onorevole Di Maio, che punta il dito contro gli altri, non si è accorto che il suo partito è appestato da odiatori compulsivi degli ebrei? Forse è il caso di rinfrescargli la memoria.

L’ultimo esempio di odio antiebraico in casa Cinquestelle è quello che ha riguardato l’onorevole Elio Lannutti, il noto barricadiero che si è erto a paladino dei consumatori ritrovandosi, per grazia ricevuta, in Parlamento. Un signore che, in un tweet, rispolvera i vecchi falsi dei Savi di Sion per accusare gli ebrei di ogni nefandezza e per la qual cosa è indagato dalla magistratura italiana di diffamazione aggravata dall’odio razziale e che, dopo il clamore suscitato dalle sue dichiarazioni, viene espulso (tardivamente) dal movimento nel quale uno così non avrebbe dovuto proprio essere candidato.

Andando appena a ritroso come dimenticare l’incontro avuto dal presidente della Camera, il grillino Roberto Fico, con l’ambasciatrice del sedicente Stato di Palestina, Mai Al Kaila, nota fiancheggiatrice dei terroristi come quel Moataz Washaha del Fronte Popolare per la liberazione della Palestina con le mani gronde di sangue per i numerosi cruenti attentati compiuti anche nei confronti dei civili?

Come dimenticare un big del partito come Manlio Di Stefano, nientedimenoche sottosegretario agli Esteri, uno che sul suo profilo Facebook, tempo addietro, ha appoggiato il movimento del Bds contro Israele, condividendo un video propaganda della campagna di boicottaggio contro lo Stato ebraico. Ma anche uno che ritiene che Hamas non sia un’organizzazione terroristica e che il governo italiano dovrebbe condannare “il massacro che Israele compie nella Striscia di Gaza” al punto da chiedere il ritiro del nostro ambasciatore da Tel Aviv. La difesa dell’onorevole Di Stefano è sempre la stessa. Non sono contro gli ebrei ma sono antisionista. Come se per lui gli ebrei non fossero anche sionisti. Come se gli ebrei fossero un’entità astratta staccata dal sionismo. O forse che i due aspetti siano in contraddizione. D’altronde c’è un deputato dei Cinquestelle, che, non molto tempo fa, Paolo Bernini, ha affermato che “il sionismo è una piaga”. Così giusto per capire come la pensano i grillini in materia. A cui gli fa eco una collega di partito, la senatrice Marinella Pacifico, che sostiene frasi come “se vuoi avere potere, fama e ricchezza diventa massone cioè sionista”. O quando accusa i ministri e i politici italiani in visita in Israele di essere “servi dei loro padroni sionisti”. Senza pudore ritiene anche che, dietro gli attentati terroristi del 2015 di Parigi si celi il “micro-patronato-israeliano”.

C’è poi quel Lorenzo Fioramonti, responsabile economico del M5S, che crede che il successo tecnologico israeliano nel campo dell’agricoltura sia un modo per nascondere “il furto di acqua alle comunità palestinesi”. Questo Fioramonti che era in predicato per un posto da ministro si è distinto anche per la sua adesione al movimento Bds, e, secondo il deputato dem Emanuele Fiano, si è rifiutato di incontrare l’ambasciatore d’Israele in Italia.

Un altro campione di anti-ebraismo è il maduriano-sandinista Alessandro Di Battista, “ministro degli esteri-a vita” del Movimento, che non ha mai lesinato critiche ad Israele asserendo che “a Gaza si sta perpetrando un genocidio” contro il popolo palestinese. Sì, si espresse proprio in questi termini insolenti senza preoccuparsi di offendere un popolo che il genocidio di cui ciancia lo ha conosciuto sulla propria pelle. Una volta, addirittura, si spinge ad esaltare e giustificare la figura del terrorista dell’Isis asserendo che “il terrorista non è un soggetto disumano con il quale non si può dialogare”, coinvolgendo nel giudizio anche i terroristi di Hamas. L’uomo è fatto così: approssimativo e fanfarone. E, palesemente, anti-ebraico.

Come dimenticare di quando i suoi compagni di partito dei Cinquestelle invitano a Montecitorio il fondatore del movimento per il boicottaggio di Israele, Omar Barghouti un altro che avalla il terrorismo perché “i palestinesi hanno il diritto di fare resistenza con ogni mezzo, compresa la lotta armata” e che sostiene, impunemente, che “gli ebrei non hanno mai sofferto nei paesi arabi: non ci sono stati pogrom, non c’è stata persecuzione”? E che dire della sindaca di Roma, Virginia Raggi, che invita in Campidoglio Diana Carminati autrice di un libro che più esplicito non si può “Boicottare Israele”? E il fondatore del Movimento, Beppe Grillo, non è uno che si è distinto, da sempre, per le affermazioni contro gli ebrei ed Israele? Come quando dice che “Hitler era sicuramente un pazzo malato, ma la sua idea di eliminare gli ebrei era per eliminare la loro dittatura finanziaria”. O quella volta che afferma che “fosse per me prenderei a cannonate Israele da mattina a sera e gli farei rimpiangere i metodi usati dallo zio Adolf”. O quando apostrofa Gad Lerner come un “verme ebreo” e da della “vecchia puttana” al premio Nobel Rita Levi Montalcini. Non si spiega anche con l’ostilità antiebraica il recente incontro (poi sconfessato) del capopolitico grillino, Luigi Di Maio, con Cristof Chalencon, leader dell’ala dura del movimento dei Gilets Gialli francesi che si sono distinti per i loro atti di violenza urbana anche, e soprattutto, a danno degli ebrei, asserendo che fra i due movimenti ci sono “molti valori comuni”?

Ma il culmine della vergogna lo raggiunge il presidente della Commissione Esteri della Camera, la grillina Marta Grande, quando invita in Parlamento e concede loro una sala per affermare i più vieti e frusti slogan antiebraici due noti negazionisti come Alireza Bigdeli e MortezJami, componenti dell’Institute for Political and International Studies, struttura che, nel 2006, a Teheran, organizza il Congresso mondiale del negazionismo all’Olocausto. Che altro aggiungere?

Ora, usare l’Olocausto (senza vedere in casa propria come vengono trattati gli ebrei) come fa l’onorevole Di Maio, per farne argomento di campagna elettorale (a maggio si vota per le Europee), è un’azione che si commenta, miserevolmente, da sola e che testimonia, ancora una volta, il degrado che ha raggiunto il dibattito politico nel nostro Paese.

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