Le pietre d’inciampo come testimonianze d’esistenza prima delle deportazioni

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Ebraismo

Le pietre d’inciampo come testimonianze d’esistenza prima delle deportazioni

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Una placca di ottone per la strada cattura l’attenzione dei passanti, si fermano. Nome, cognome e data di deportazione: sono le pietre di inciampo dell’artista tedesco Gunter Demnig. “Sono monumenti per ricordare cosa è stata la Shoah” pensano tutti, ma c’è di più. Sono testimonianze dell’esistenza, prima ancora di essere il simbolo della deportazione. È così che nasce infatti l’idea dell’artista: si trova a Colonia nel 1993 quando durante l’istallazione di una targa in ricordo di Sinti e Rom una signora inizia a sostenere che in quella città non hanno mai abitato Rom. Parte così il progetto che vuole ancora oggi mostrare le abitazioni da cui milioni di persone furono deportate, come simbolo di presenza, di realtà ormai distrutte ma allora esistenti. E in un’epoca in cui accanto alla volontà di uccidere fisicamente gli ebrei, i nomadi e altre minoranze, vi è anche il tentativo di violarne la memoria, di negarne l’esistenza, ecco che le pietre d’inciampo acquisiscono un’importanza educativa per dare voce a chi non può più gridare “io c’ero”.

Sono circa 45mila le pietre già poste per le vie di tutta l’Europa, duecento delle quali sono sparse per l’Italia. A queste si andranno ad aggiungere le placche a partire dal prossimo 7 gennaio a Roma al Portico d’Ottavia, dove sarà ricordata la famiglia Sabatello che durante la razzia del 16 ottobre 1943 perse oltre trenta famigliari per mano nazista. Il giorno dopo sarà posta invece la pietra in ricordo di Paolo Petrucci, un partigiano che venne fucilato alle Fosse Ardeatine, mentre a Viterbo Gunter Demnig istallerà i piccoli memoriali sotto l’abitazione di Emanuele Vittorio Anticoli, Letizia Anticoli e Angelo Di Porto, deportati ad Auschwitz nel 1944.

Le manifestazioni sono a cura di ArteinMemoria, una associazione presieduta da Adachiara Zevi, con il patrocinio delle Presidenze della Repubblica e del Consiglio, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Comunità Ebraica di Roma.

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