La moda di giustificare il terrorismo palestinese

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Micol AnticoliEditor & Event Manager
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Israele

La moda di giustificare il terrorismo palestinese

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Ognuno trova la sua scusa per il terrorismo palestinese. C’è chi parla di disperazione dei giovani palestinesi e chi sostiene che sia colpa della situazione a Gaza. Poi arriva il Segretario di Stato americano John Kerry, il cui ruolo non è mai stato molto influente, che punta il dito contro la costruzione delle abitazioni negli insediamenti ebraici nella West Bank, mentre i leader palestinesi millantano in questi giorni una presunta volontà israeliana di cambiare lo status quo del Monte del Tempio, o Spianata delle Moschee.

1966817_825249760853013_2618013367131729499_nCiò che nessuno tiene in considerazione, non riuscendo a vedere al di là del proprio naso, è che in realtà l’incitamento dei leader politici e religiosi al terrorismo palestinese è attivo in ogni giorno dell’anno, h24. Visitando banalmente qualunque sito istituzionale, di Al Fath o di Hamas, o anche dell’ambasciata palestinese a Roma, si può notare un elemento comune a tutti, anche se politicamente lontani, anche se uno fa la parte del cattivo e uno fa la parte del buono (o anche detto “moderato”): la cartina di Israele e dei Territori palestinesi è riportata sempre come un’unica zona verde, islamica, judenfrei. Israele non è mai contemplato nella loro idea di Palestina.

PA_TV_latestCliccando su siti come Palestinian Media Watch, si possono rivedere centinaia di video di imam e leader politici incitare all’odio, alla jihad, alla distruzione di Israele, alla morte degli ebrei. Come dice l’articolo 12 della Carta Costitutiva di Fatah, il partito del Presidente Abbas, il primo scopo è la “Completa liberazione della Palestina e lo sradicamento dell’esistenza economica, politica, militare e culturale sionista”.

10744866_10154787407360571_1686588123_nNella maggior parte dei siti, notiziari, canali, giornali palestinesi, l’incitamento alla violenza contro gli ebrei tramite vignette ed esortazioni di ogni genere, sono all’ordine del giorno e sono rivolti perlopiù ai più giovani, anche in tenera età.

Il terrorismo palestinese è dunque frutto della leadership palestinese e della mentalità che nei secoli si è instaurata in tutto il mondo arabo, come dimostrano le decine di conflitti in Medio Oriente che – per inciso – presentano un numero di vittime incredibilmente più alto rispetto alle vittime del conflitto israelo-palestinese e determinano crisi umanitarie vere senza che nessuno se ne curi e senza che l’Onu istituisca commissioni ad hoc per ogni sanguinario conflitto, come si è invece proceduto per i palestinesi creando l’agenzia UNRWA.

998797_608534929182306_2080684961_nQualsiasi tipo di giustificazione si trovi per l’uccisione intenzionale e seriale di civili israeliani e di ebrei nel mondo in nome della causa palestinese è vera a propria connivenza. È come dire che l’attentato alle Torri Gemelle può essere giustificato dalle politiche estere americane e che i cittadini statunitensi se la sono cercata votando negli anni politici che hanno attuato politiche aggressive e imperialiste.
Se si giustifica il terrorismo contro Israele, allora si abbia il coraggio di giustificare l’attentato a Charlie Hebdo, perché quei vignettisti “se la sono cercata”. Così come i curdi meriterebbero di morire in Siria e in Iraq per voler ridefinire i confini e spaccare l’unità di tre stati.
Perché il terrorismo o lo si combatte sempre, o ci si rende complici.

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