La buona informazione cresce, nasce Progetto Dreyfus in francese

Ecco perché ancora oggi, nonostante il fiorire di tanti siti web a sostegno di Israele, c'è ancora bisogno di Progetto Dreyfus

Alex Zarfati
Alex ZarfatiConsulente media, PR e digital sull'asse Roma-Tel Aviv. Presidente di Progetto Dreyfus.
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Eventi, News

La buona informazione cresce, nasce Progetto Dreyfus in francese

Ecco perché ancora oggi, nonostante il fiorire di tanti siti web a sostegno di Israele, c'è ancora bisogno di Progetto Dreyfus

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Alex Zarfati
Alex ZarfatiConsulente media, PR e digital sull'asse Roma-Tel Aviv. Presidente di Progetto Dreyfus.

Qualche anno fa con un gruppo di amici si commentava l’opportunità che la nascita dei social network avrebbe offerto per l’informazione indipendente. La possibilità di diffondere contenuti in autonomia, contenuti che potevano fare il giro del mondo, senza alle spalle un editore o una forza politica, che avrebbero avuto una ricaduta benefica anche per la causa d’Israele, da sempre condannato ad una pessima stampa in Italia e in Europa.

Dopo qualche anno però ci si rese conto che l’opportunità, più che da quelli desiderosi di avere un’informazione più bilanciata sulle vicende mediorientali o sull’ebraismo in generale, era stata sfruttata da coloro che con ancora più forza ne propugnavano la demonizzazione. La facilità con la quale su facebook e twitter potevano viaggiare falsità e immagini frutto di una propaganda senza scrupoli che parlava di apartheid, pulizia etnica e genocidio nei confronti dei palestinesi aveva addirittura peggiorato l’immagine di Israele che si ritrovava sul banco degli imputati senza che si riuscisse a dimostrare l’infondatezza di certe prove fabbricate in laboratorio.

Lavorare per bilanciare l’informazione portando a galla i fatti, questo è stato uno dei primi obiettivi che uno sparuto gruppo di volontari, che diede vita a Progetto Dreyfus, si era posto per arginare la marea d’odio che rischiava – e rischia tuttora – di sommergere lo stato ebraico. Smontare pazientemente le bufale, sbugiardare siti che riportavano immagini di altri conflitti per farle passare come sofferenze e distruzione inflitte da Israele ai danni degli arabi è stato il nostro primo obiettivo.

Oggi si fa un gran parlare di fact-checking, ma è proprio quello che si faceva allora: dimostrare con prove alla mano l’estraneità di Israele nei vari complotti, correggere le voci false sull’enciclopedia collettiva Wikipedia, sbugiardare le citazioni inventate sui padri fondatori come Ben Gurion, Golda Meir, Moshe Dayan e il movimento sionista. L’insofferenza che si provava a leggere falsità attraverso immagini che in poco tempo diventavano virali cresceva ancora di più quando in altri contesti ci si trovava a dover difendere un intero popolo da una pletora di accuse alimentate proprio da quella propaganda: così tornavano d’attualità falsi come i Protocolli dei Savi di Sion rinfrescati dalle accuse di trafugare gli organi interni dei disperati ai quali invece Israele aveva portato soccorso in significative operazioni umanitarie.

Da qualche anno anche coloro che hanno a cuore una corretta informazione su Israele hanno a disposizione nuovi siti, nuove pagine Facebook che, attraverso infografiche, traduzioni e duro lavoro, portano avanti quello Dreyfus si propone fin dalla nascita. Oggi in Italia e in italiano esistono tante pagine che parlano di ebraismo, ricette, costume, scienza e delle molteplici sfaccettature della società israeliana. Alcune rispondono colpo su colpo alle bugie semplicemente facendo da ripetitori a notizie ignorate dal mainstream che potrebbero aiutare a meglio comprendere la complessità e il colore della società israeliana. Altre si richiamano a contenitori d’informazione internazionali o sono la versione digitale dei magazine delle comunità ebraiche italiane che con troppo ritardo hanno deciso di aprirsi al web sociale. Ma la maggior parte sono indipendenti, probabilmente ispirate dal nostro lavoro o comunque create con la stessa idea romantica e battagliera che ha ispirato la nostra.

Con un pizzico di orgoglio quindi ho il piacere di dare il benvenuto ad un nuovo cluster di questa magnifica avventura. E’ nato infatti qualche giorno fa Progetto Dreyfus in lingua francese. La lingua dell”Affaire’ che ha dato il nome anche alla nostra associazione. Grazie al lavoro di un giovane milanese trapiantato in Lussemburgo che condivide la nostra stessa visione, da oggi i nostri articoli, arricchiti di materiale completamente originale, saranno accessibili anche da un altro pezzetto d’Europa.

Sono solito chiudere ogni incontro dal vivo usando l’espressione “molto è stato fatto, molto di più c’è ancora da fare”. Sono sicuro che grazie all’opera di questi nuovi amici sarà possibile essere d’ispirazione sempre a più persone per unirsi a noi in questa battaglia a favore di una giusta informazione su ebrei, Israele e diritti delle minoranze minacciate nel medio-oriente e nel mondo. Benvenuto, progettodreyfus.lu.

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