Hatikva solitaria: Israele vola alto al Grand Slam di judo

Ad Abu Dhabi va in scena l'ennesima disciminazione sportiva antisraeliana, sconfitta sul tatami da Tal Flicker

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Niram Ferretti
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Israele, pregiudizio antisraeliano

Hatikva solitaria: Israele vola alto al Grand Slam di judo

Ad Abu Dhabi va in scena l'ennesima disciminazione sportiva antisraeliana, sconfitta sul tatami da Tal Flicker

Ad Abu Dhabi, nel corso del Grande Slam di judo, va in scena un’altra puntata della ormai consolidata sceneggiata anti-israeliana che ci ha donato in passato altri episodi simili. Atleti provenienti da Israele discriminati platealmente da parte delle organizzazioni ospitanti per il solo motivo di appartenere allo Stato ebraico.

Tal Flicker il judoka israeliano che vince la medaglia d’oro e sale sul podio dove non può apparire la bandiera israeliana e dove non si può sentire l’inno del suo paese, quella Hatikva che deve cantare mentre alle sue spalle la sua voce è coperta dall’inno della Federazione Internazionale di Judo. L’antecedente più prossimo è quello dell’anno scorso avvenuto alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, quando il judoka egiziano El Shehaby si rifiutò di stringere la mano all’israeliano Or Sasson dopo avere perso contro di lui. Ma altri episodi li precedono, tutti aventi come protagonisti atleti e paesi musulmani.

Tutto questo è la conseguenza di quel processo di criminalizzazione dello Stato ebraico che comincia a prendere corpo subito dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967, la guerra che Israele, sulla carta, non avrebbe dovuto e potuto vincere e che invece, contro le aspettative vinse “miracolosamente”. Si trattò allora da parte araba e musulmana con l’indispensabile aiuto degli uffici della propaganda sovietica, di farla pagare a Israele non più sul terreno dello scontro militare (anche se ci avrebbero riprovato nel 1973 e con il terrore quotidiano della Seconda Intifada), ma su quello della propaganda. In virtù di una formidabile e implacabile riscrittura della storia ad uso dei perdenti, tanto per smentire la vulgata classica che la storia la scrivono sempre i vincitori, Israele verrà trasformato progressivamente da aggredito in aggressore, da stato liberale, progressista, multiculturale e democratico, in entità razzista, imperialista, genocida e semi o completamente fascista. Una sorta di Mordor ebraica in cui gli arabi palestinesi sono raffigurati come le vittime di violenze di ogni tipo.

Oggi, dunque assistiamo a uno dei tanti esiti di questa messa all’indice costante che dura da ben cinquanta anni, interamente costruita, come insegna ogni buon apparato propagandistico, su menzogne, distorsioni, deformazioni, omissioni.

Tal Flicker, come Or Sasson prima di lui, e prima di loro altri atleti israeliani, ha, per gli arabi (e per una buona fetta dell’opinione pubblica occidentale sapientemente manipolata nei decenni) la “colpa” di essere israeliano, così come, negli anni ’40 del secolo scorso, gli ebrei europei avevano la “colpa” di essere ebrei. Responsabili secondo Adolf Hitler di “avvelenare il mondo” con la loro sola presenza. E Israele per i suoi nemici cos’è se non una “escrescenza cancerogena” un veleno esistenziale nel limpido cuore islamico del Medioriente e che in quanto tale necessita di essere estirpato, come ha ricordato recentemente con la sua consueta amabilità Ali Khamenei, la Suprema Guida dell’Iran?

La “colpa” di Israele, per gran parte del mondo arabo e musulmano (e non solo di piccolo e sparuti gruppi radicali, basti pensare solo all’Iran sciita) è quella di esistere. La discriminazione degli ebrei in Europa prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, propedeutica alla loro distruzione fisica, aleggia come un’ombra, dietro la discriminazione e la violenza morbida nei confronti degli atleti israeliani a cui si rifiutano le strette di mano, la possibilità di cantate il loro inno, di esibire la loro bandiera. Non facciamoci ingannare pensando che si tratti tutto sommato di manifestazioni marginali, insignificanti. Non è così. Il fatto che gli stati arabi e musulmani non abbiano la forza di potere distruggere Israele, al contrario della forza immane che possedeva la Germania negli anni ‘40, significa solo una cosa, che se potessero dispiegarla la userebbero senza esitazione.

Tal Flicker, sul podio del vincitore, canta fiero e solitario la Hatikva, la Speranza, incarnata in quel piccolo grande paese da cui viene e che rappresenta il futuro e i valori più alti dell’Occidente democratico, là, in una terra dove la memoria ebraica non si è mai scostata di un millimetro nel corso dei millenni.

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