“Israele ha giustiziato un ragazzino”: l’ennesima bugia di Abbas

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Il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas ha accusato Israele di aver “giustiziato” un ragazzino che aveva accoltellato un ragazzo israeliano a Gerusalemme e ha annunciato che i palestinesi “non accetteranno la politica di occupazione israeliana”.

Le parole di Abbas sono estratte da un discorso, il primo di una certa rilevanza dall’inizio dell’ondata di attentati terroristici, pronunciato in diretta alla tv palestinese. Il ragazzino a cui si riferisce è Hassan Manasra che, insieme al cugino Ahmed ha accoltellato e ferito gravemente un tredicenne israeliano e un uomo di 25 anni a Pisgat Zeev, a Nord di Gerusalemme. Hassan Manasra è stato ucciso dalle forze di sicurezza israeliane ma non a sangue freddo come ha sostenuto Abbas: dopo aver aggredito le vittime Hassan si è diretto verso la polizia puntando una pistola. Il cugino Ahmed invece è stato investito da un auto mentre tentatava di fuggire dalla scena ed è attualmente in cura presso un ospedale israeliano.

Nel discorso Abbas è tornato di nuovo a parlare di al-Aqsa sostenendo che Israele “sta attaccando dei luoghi sacri”. Da Gerusalemme non si è fatta attendere la contro-accusa con l’ufficio del Primo Ministro Netanyahu che ha diffuso un comunicato di risposta in cui Abbas viene stigmatizzato per “le bugie che incitano alla violenza” e per “l’uso cinico della religione che porterà solo nuovi atti di terrore”.

Sebbene il discorso sia stato annunciato come importante conteneva ben poche novità rispetto a ciò che ha detto nelle scorse settimane, specialmente in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Come è solito fare ha scaricato ogni responsabilità rispetto allo stallo dei negoziati di pace asserendo che Israele rifiuta la pace e che l’ondata di violenze è stata generata dalla politica degli insediamenti ebraici in West Bank. Inoltre ha aggiunto che nessun cambiamento allo status quo per il Monte del Tempio sarà accettato dai palestinesi. Un cambiamento che Israele ha ripetutamente negato e che invece ora serve da giustificazione per gli attacchi.

Infine Abbas ha annunciato che si rivolgerà alla Corte Penale Internazionale per denunciare gli omicidi della famiglia Dawabsha e di Mohammad Abu Khdeir. La famiglia Dawabsha fu attaccata con bombe incendiarie a Luglio da estremisti di fede ebraica. Nell’incendio della loro casa sono morti 3 dei componenti della famiglia ed è in corso un’indagine per arrestare i perpetratori. Mohammad Abu Khdeir invece era un ragazzo di Gerusalemme che fu picchiato e bruciato vivo da tre israeliani per vendicare l’omicidio dei 3 ragazzi avvenuto pochi giorni prima dell’inizio delle ostilità con Hamas lo scorso anno. I sospettati sono al momento sotto processo e Abu Khdeir è stato riconosciuto ufficialmente come vittima del terrorismo dallo Stato d’Israele.

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