ISM, BDS E propaganda anti-israeliana: dai relatori del Convegno dell’Università di Torino non c’è da aspettarsi nulla di buono

Victor Scanderbeg Romano
Victor Scanderbeg RomanoAnalista Storico-Politico
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Dossier

ISM, BDS E propaganda anti-israeliana: dai relatori del Convegno dell’Università di Torino non c’è da aspettarsi nulla di buono

Dossier
Victor Scanderbeg Romano
Victor Scanderbeg RomanoAnalista Storico-Politico

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Ci risiamo. Quella che mi porta ad analizzare e commentare taluni eventi è di certo una tendenza masochistica,  tuttavia sento il dovere di spendere due parole sul Convegno “Dal califfato al califfato: Il Medio Oriente dal trattato Sykes-Picot al jihadismo stragista“, in corso presso il dipartimento di Lingue e Letterature Straniere de l’Università di Torino dal 4 al 20 Maggio.

Basta leggere i nomi dei relatori e l’oggetto delle discussioni per capire che l’obiettivo primario di queste due settimane di ignoranza concentrata sarà colpire Israele. E non l’Israele reale, ossia uno stato dove convivono e hanno gli stessi diritti ebrei, cristiani e musulmani, o dove due ufficiali dell’esercito dello stesso sesso possono sposarsi, ma l’Israele fittizio, fatto di apartheid e bambini in lacrime, che gli organi di propaganda palestinese, finanziati dai paesi arabi, hanno costruito negli ultimi cinquant’anni.

Non è solo masochistico, ma anche deprimente, vedere come i corsi di studi di genere e postcoloniali abbiano formato un’intera generazione di pseudo studiosi completamente privi di preparazione storica. E di certo hanno dato una mano le diverse organizzazioni (facile riconoscerle, di solito hanno “pace”, “solidarietà” o “tolleranza” ben in vista nel nome sociale) filoislamiche e filopalestinesi che raccolgono consensi negli atenei di tutto il mondo da qualche decade.

Proprio di una di queste fa parte uno degli studiosi di punta del Convegno di Torino, Enrico Bartolomei. Oltre a vantare un PhD presso l’università di Macerata, il buon Bartolomei è affiliato da anni all’International Solidarety Movement (ISM). Tutti i suoi studi sono incentrati sulla Palestina, sulla nabka e sulla costruzione del falso storico per eccellenza: il genocidio del popolo palestinese (quello che, per inciso, è quadruplicato negli ultimi 40 anni). Anche tutti i suoi articoli per giornali e riviste riguardano quasi sempre La pulizia etnica della Palestina dal 1947 ai nostri giorni. I suoi scritti sono però di basso livello storico e ricchi di propaganda; citano massivamente Ilan Pappè e vi si trovano frasi come “Per convincere i palestinesi ad andarsene i sionisti compiono efferati massacri”. Nel 2009 ha pubblicato uno studio “La morte dell’Informazione: i media e il massacro di Gaza”, dove si mostra favorevole ad Hamas:

“Per quale ragione i giornalisti del TG1 vorrebbero riportarla a Gaza? Al contrario, legalità e democrazia vorrebbero che anche la Cisgiordania venisse “riportata sotto il controllo” di Hamas, come stabilito durante le ultime elezioni.

Sostenitore del BDS, nel 2010 ha curato la pubblicazione in Italia del volume “Pianificare l’oppressione. Le complicità dell’accademia israeliana”, che raccoglie saggi di Omar Barghouti (fondatore dl BDS) e di altri contestatori. Assieme a Diana Carminati, ha anche scritto il volumetto Israele: Gaza e l’industria israeliana della violenza, la cui quarta di copertina recita:

La violenza contro i palestinesi è un continuum che oscilla tra un minimo quotidiano, a bassa intensità, con i suoi morti, i suoi feriti e le sue distruzioni, e le punte delle operazioni militari, veri e propri massacri, come Piombo Fuso o Margine Protettivo, con il risvolto voyeuristico di fronte allo spettacolo del dolore di un Occidente spesso complice.

Il soggetto ideale, insomma, per spiegare ai giovani universitari la questione israelo-palestinese.

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Aurora Sottimano, che il 10 Maggio presenterà una lettura su La transizione araba bloccata: l’asse della resistenza e la controrivoluzione in Siria e in Egitto, non è da menoGià dieci anni fa aveva sottoscritto un appello contro Israele (accusato di massacrare civili innocenti, violare il diritto internazionale e, immancabilmente, di occupare illegalmente la Cisgiordania dal 1967), nel quale si chiedeva anche di aumentare il sostegno economico dell’UE alla Palestine Authority (PA). Particolarmente apprezzata all’interno dell’ISM, lo scorso anno Aurora ha partecipato anche al Convegno “Come affrontare il colonialismo d’insediamento dei nostri giorni“, sponsorizzato sul sito Palestinarossa e organizzato proprio da Diana Carminati, dell‘ISM Italia.

 

Un nome che ritorna, quello della “grande vecchia” dell’attivismo filo-Hamas. E infatti Diana Carminati parteciperà al Convegno di Torino sia il 10 che il 16 Maggio (Gli effetti ‘collaterali’ della ‘guerra globale permanente’ come progetto e laboratorio; Il progetto israeliano di settler-colonialism e la distruzione dell’economia palestinese).

In una sorte di apoteosi del grottesco, il MIUR e l’Università di Torino permettono ancora all’ISM di organizzare e partecipare a simposi culturali, nonostante decine di suoi membri abbiano collaborato attivamente con organizzazioni terroristiche palestinesi.

attivisti ISM

In un’intervista alla Radio Iraniana in Italia (!) del 2009, troviamo la Carminati che difende a spada tratta Hamas e parla addirittura di ricatto anti-semita:

Hamas è stato immediatamente boicottato, la maggior parte dei suoi parlamentari sono stati messi in carcere, e sono lì dentro tutt’ora per cui il parlamento funziona a metà e poi Lei mi ha chiesto perché l’Europa? Lasciamo stare quello che dicono il senso di colpa del passato della Shoa, lasciamo stare ricatti anti-semiti, ma tutta l’Europa ha una serie di accordi commerciali e ha degli interessi molteplici con Israele.”

e passa poi al delirio completo quando afferma:

Israele ricatta l’Europa e molti altri paesi con le sue 200 testate nucleari che ha.”

La Carminati, che ha smesso di insegnare all’Università di Torino nel 2004, è anche una delle maggiori promotrici del BDS in Italia, tanto da aver pubblicato anche un libro sull’argomento Boicottare Israele: una pratica non violenta, che di recente ha tradotto anche in tedesco. Ha collaborato anche alla traduzione del volume spazzatura di Ilan Pappè, La pulizia etnica della Palestina, assieme ad altri membri della combriccola pro-palestina. La cosa preoccupante è che la Carminati sia stata osservatore internazionale a Gaza nel 2006, nonostante fosse già conclamata la sua avversione dei confronti di Israele!

Diana Carminati   BDS

Su questa professoressa in pensione ci sarebbe molto altro da aggiungere, ma purtroppo (lo dico per l’Università italiana), al Convegno prendono parte anche altri soggetti meritevoli di attenzione.

L’ex-Professore di Storia e Istituzione dell’Asia Michelguglielmo Torri è uno di questi. La sua discussione, Le radici della questione palestinese e la sua continuità nelle vicende della regione, è in programma il 16 Maggio, e visti i suoi precedenti non possiamo aspettarci nulla di imparziale. Se i suoi testi e articoli hanno riscosso grande successo su Infopal e siti del genere, la ragione è una sola: l’antisionismo becero che li permea.

In un suo pezzo del 2006, all’indomani della vittoria politica di Hamas, sostiene l’organizzazione terrorista e lancia accuse infamanti ai cittadini israeliani:

“l’irragionevolezza della posizione degli israeliani, che si ostinano a mantenere 440.000 coloni nei territori occupati, che rivendicano la parte araba di Gerusalemme, che vogliono rosicchiare parti ulteriori di quel misero 22% di Palestina che i palestinesi rivendicano come loro, che si rifiutano di accettare le loro responsabilità per la pulizia etnica del 1947/48 risulteranno essere ciò che sono: non posizioni di grande generosità, bensì posizioni irragionevolmente e meschinamente estremiste.”

Nel suo saggio sul 9/11 (11 Settembre 2001: Chiavi di lettura) fa anche – se possibile – di peggio, quando si lascia andare a tesi complottiste degne di Giulietto Chiesa:

“In sostanza quindi abbiamo una situazione caratterizzata da due elementi: il primo è rappresentato dal fatto che il capo del governo israeliano aveva ogni interesse a suscitare una guerra generale fra gli USA ed il mondo arabo; il secondo è che i servizi segreti da lui dipendenti gli davano la possibilità di favorire o, se non altro, di non ostacolare l’azione di al-Qa’ida”

Torri chiuderà anche l’ultimo incontro, quello del 20 Maggio, dove parlerà Giuseppe Acconcia, uno dei più famosi odiatori professionali di Israele. Dalle pagine de Il Manifesto e di altri giornali e riviste, ha sempre riportato i fatti mediorientali con una faziosità irritante, accusando Israele di tortura, spargimento di diserbanti sulle colture palestinesi, genocidio, massacri indiscriminati, insomma, tutto il repertorio di falsità tanto care ai filopalestinesi. Oltre ad essere un forte sostenitore del BDS e fra i primi firmatari del Boicottaggio del Technion, ultimamente è salito alla ribalta per i rapporti poco chiari con Giulio Regeni (prima ammessi, poi smentiti dalla famiglia di Regeni).

Lo stesso giorno, prima delle conclusioni di Torri, ci sarà spazio anche per Emanuela Dalmasso (Chi paga la stabilità? Qualche riflessione su economia e politica nel Marocco post 2011), che nel 2014 ha firmato un appello contro la brutalità di Israele in cui quest’ultimo è accusato di aver provocato il lancio di razzi da Gaza per poter poi attaccare il territorio governato da Hamas.

Un bel parterre de rois, non c’è dubbio. In sostanza il Convegno organizzato presso l’Università di Torino non ha un solo relatore imparziale, ma una fila di soggetti – professori, ex-professori e giornalisti – che si sono espressi in modo fazioso, quando non infamante, nei confronti di Israele. Il magnifico Rettore fa orecchie da mercante, balbettando che non si parlerà di Palestina o se ne parlerà poco, ma la concessione di spazi per un evento filoislamico, antioccidentale e palesemente ostile a Israele potrebbe diventare un marchio d’infamia indelebile sull’ateneo torinese, da cui provengono anche 56 dei 337 firmatari del Boicottaggio del Technion.

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