Il Movimento Islamico, un nuovo nemico per Israele

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Mario Del MonteEditor
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Israele

Il Movimento Islamico, un nuovo nemico per Israele

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La recente ondata di attentati terroristici che sta colpendo Israele è senza ombra di dubbio figlia dei comportamenti dell’Autorità Nazionale Palestinese e di Hamas, le due fazioni palestinesi con maggiore seguito. Il Premier Benjamin Netanyahu ha però puntato il dito anche contro un altro gruppo: il meno noto Movimento Islamico, un’organizzazione politico-religiosa che si occupa anche di assistenza sociale per i musulmani.

Il Movimento Islamico è fra più attivi nella diffusione di quelle bugie riguardanti la moschea di al-Aqsa che hanno fatto precipitare rapidamente la situazione a Gerusalemme. In diverse occasioni il gruppo ha affermato che “al-Aqsa è in pericolo” e già da tempo finanzia agitatori per disturbare le visite di cittadini ebrei al Monte del Tempio. Per questo, e per le dichiarazioni incendiarie in cui sono stati lodati i terroristi che hanno compiuto attacchi con il coltello, il Primo Ministro sta cercando di mettere al bando formalmente le attività del Movimento all’interno dei confini israeliani.

Il Movimento Islamico è stato fondato nel 1970 con l’obiettivo di rendere più religiosi gli arabi israeliani e deve parte della sua popolarità al fatto che spesso provvede ai bisogni della comunità arabo-israeliana in campi dove i servizi sono scarsi o del tutto assenti come la gestione di asili, cliniche, moschee ed eventi sportivi. Circa dieci anni fa il Movimento si è diviso in due fazioni indipendenti: il ramo meridionale, oggi parte della Lista Araba Unita della Knesset con tre membri dei tredici eletti, e il ramo settentrionale che invece si rifiuta di conferire qualsiasi legittimità al Governo israeliano invitando i suoi appartenenti a boicottare le elezioni.

Il ramo settentrionale del Movimento Islamico si è reso protagonista negli ultimi mesi di un’aggressiva campagna mediatica per il controllo del Monte del Tempio, luogo venerato sia dagli ebrei che dai musulmani. Il suo leader Raed Salah ha recentemente chiesto ai suoi seguaci di “riscattare al-Aqsa e il Monte dall’aggressione israeliana”. Ogni anno Salah ospita una conferenza dal titolo “al-Aqsa è in pericolo” con cui promuove l’idea, più volte respinta dai funzionari israeliani, che Israele sia sul punto di intervenire sullo status quo del sito. Sempre il ramo settentrionale invia regolarmente fondi ai Mourabitoun, coloro che protestano contro le visite di ebrei al Monte del Tempio con intimidazioni e violenze. Il 9 Settembre i Mourabitoun sono stati banditi dal Monte del Tempio: Salah ha definito il provvedimento “una dichiarazione di guerra nei confronti della moschea” contribuendo a diffondere nei palestinesi un sentimento di vendetta sfociato prima in violenti scontri con la polizia poi in attentati terroristici.

L’ideologia del gruppo è molto simile a quella di Hamas, l’organizzazione terroristica che detiene il potere a Gaza, in quanto entrambi i movimenti derivano direttamente dai Fratelli Musulmani. Sebbene condividano i principi e i metodi operativi le due organizzazioni non sono strettamente collegate. In questo modo il Movimento Islamico è riuscito a crearsi uno spazio proprio fra gli arabi israeliani e ad evitare di essere punito per azioni commesse dagli estremisti di Gaza.

Salah è già stato in carcere per aver aggredito un poliziotto israeliano e sta affrontando un processo per incitamento alla violenza. Diversi esperti ritengono però che le dichiarazioni ufficiali di Salah sono troppo ambigue per essere qualificate come illegali in Israele e Netanyahu dovrà lavorare duramente per riuscire a bandire il Movimento Islamico. Inoltre si teme che azioni legali troppo dure contro il gruppo possano scatenare la reazione degli arabi israeliani che potrebbero percepire la mossa come un attacco alla loro intera comunità.

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