Hezbollah risponderà all’attacco ma non aprendo un fronte nel Golan

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Il raid avvenuto ieri sulle alture del Golan e che ha portato all’uccisione di 5 militanti di Hezbollah ha alzato il livello di allerta da parte dell’esercito israeliano che ora teme la possibile apertura di un fronte al Nord. Vi proponiamo la traduzione di un articolo firmato Ron Ben Yishai apparso su Ynet.com che analizza sia i fatti che i possibili risvolti futuri.

Hezbollah risponderà all’attacco ma non aprendo un fronte nel Golan
I figli di Imad Mughniyeh – prima Mustafa, poi il più piccolo Jihad – erano saliti ai vertici dell’ala militare di Hezbollah dopo l’uccisione del padre nel febbraio del 2008. Non è chiaro quale fosse il ruolo di Mustafa Mughniyeh all’interno della leadership di Hezbollah o cosa stesse facendo. Ma nel 2011 fu l’obiettivo di un tentativo di uccisione nel distretto di Dahieh, a Beirut.

Anche Jihad, il figlio minore di Mughniyeh, si distinse dopo la morte del padre, ma era troppo giovane per prendere parte a vere operazioni militari. In ogni caso, venne mandato in Iran per incontrare il comandante del braccio extraterritoriale delle Guardie Rivoluzionarie, e tre mesi fa ha acquisito una posizione di livello relativamente alto: è stato nominato titolare dell’Agenda del Golan per Hezbollah.

Il ruolo è inusuale, anche se vi è un coinvolgimento di Hezbollah nella guerra in Siria, perché la popolazione sciita nelle Alture del Golan è praticamente assente e non ci sono luoghi sacri per gli sciiti, ma vi è una popolazione mista di drusi e abitanti sunniti, alcuni dei quali sono fedeli al regime di Assad mentre altri si oppongono. Hezbollah avrebbe dovuto aiutare le milizie che supportano il regime di Bashar Assad a combattere i ribelli che si trovano in mezzo ai drusi e ai sunniti e ad operare contro Israele una volta dentro.

In passato Hezbollah aveva già provato a tenere nascoste le sue attività nel Golan. La ragione è che se Nasrallah riusciva a malapena a giustificare le attività di Hezbollah in altre parti della Siria – dicendo che stava proteggendo i siriani sciiti e alawiti, i confratelli degli sciiti libanesi – allora Hezbollah non ha nessuna ragione di stare sulle Alture del Golan. Il luogo più vicino in cui Hezbollah era apertamente coinvolto in guerra contro Jabhat al-Nusra era la città di Daara, sul confine giordano, che dista qualche decina di chilometri dalle Alture del Golan.

Ma il vero ruolo di Hezbollah nelle Alture del Golan, escluse le attività contro i ribelli drusi e sunniti, era quello di creare un canale per vendicarsi di Israele per gli attacchi dell’IDF all’interno dei confini siriani. E a capo del gruppo che ha pianificato questi attacchi di vendetta vi era proprio Jihad Mughniyeh, che è stato ucciso insieme ad altri due membri a capo del commando di Hezbollah nel Golan e insieme ad un consigliere iraniano del Quds Force. O come affermano fonti dell’intelligence occidentale: ”Era un personaggio che si trovava a capo di una estesa infrastruttura terroristica. Jihad Mughniyeh aveva già pianificato e stava preparando ulteriori attacchi micidiali contro Israele nelle Alture del Golan”.

Pertanto, come riportato dai mezzi di informazione di Hezbollah, l’attacco ad un gruppo di leader dell’ala militare del movimento, non è una coincidenza.
Una storia di attacchi di vendetta
Come si è detto precedentemente, la branca di Hezbollah nel Golan è stata responsabile di attacchi di vendetta contro Israele. Per esempio, il 24 febbraio 2014, Israele – secondo rapporti esteri – colpì un convoglio di armi legato ad Hezbollah in territorio libanese. L’attacco avvenne in territorio libanese, come è noto, e quindi Hezbollah fu legittimato a sostenere che Israele aveva violato la sovranità del Libano e che Hezbollah – autoproclamatosi protettore del Libano – doveva rispondere con decisione.

E infatti, nove giorni dopo l’attacco aereo in territorio libanese, che i rapporti esteri avevano attribuito ad Israele, Hezbollah tentò di piazzare un enorme ordigno esplosivo presso la barriera di sicurezza nelle Alture del Golan. Fortunatamente, l’intelligence dell’IDF si accorse dei militanti di Hezbollah che si stavano avvicinando alla barriera, uccise almeno due di loro con armi di precisione e riuscì a sventare l’attentato. L’accaduto fu addirittura documentato e diffuso. Ma Hezbollah non smise di riprovarci.

Meno di due settimane fa, una pattuglia dell’IDF è stata colpita da un ordigno esplosivo piazzato vicino alla recinzione di sicurezza nel Golan. Quattro soldati dell’IDF della Brigata dei Paracadutisti sono stati feriti, uno dei quali in modo grave. Il dispositivo è stato collocato in modo da far avvicinare i militari per controllare movimenti sospetti nel territorio e a quel punto la bomba è esplosa. Hezbollah non ne ha rivendicato la responsabilità, ma era piuttosto chiaro che fosse opera loro.

Vi sono stati anche episodi precedenti, in cui i palestinesi dell’organizzazione di Ahmed Jibril hanno lanciato razzi Katyusha contro l’avamposto di Hermon, sempre in risposta agli attacchi israeliani in territorio siriano.

Cosa accadrà dopo?
La domanda più intrigante è cosa accadrà dopo. E’ chiaro che adesso Hezbollah non è interessata a un escalation di violenze con Israele. Ma è pur vero che – alla luce degli ultimi comportamenti di Hezbollah e del discorso della scorsa settimana del Segretario Generale Hassan Nasrallah – Hezbollah è interessata a instaurare un nuovo equilibrio basato sulla deterrenza con Israele.

Perchè gli ufficiali dell’esercito ritengono che Hezbollah non sia interessata in una escalation? La ragione principale è che gli iraniani non vogliono un conflitto tra Israele e Hezbollah in questo momento. Hanno addestrato le milizie di Hezbollah e inviato in Libano un massiccio arsenale di circa 10,000 razzi e missili di ogni tipo per un solo scopo: nel caso in cui IDF decida di attaccare le strutture del programma nucleare iraniano, l’organizzazione libanese potrà effettuare un pesante e preciso attacco contro le infrastrutture e i centri abitati israeliani. Il regime degli Ayatollah non vuole che Hezbollah sprechi tutto questo in schermaglie al confine che non hanno nessun vantaggio strategico per l’Iran. Questa è la prima e più importante ragione.

La seconda ragione per cui Hezbollah non è interessata in una escalation risiede nel fatto che l’uccisione dei militanti di Domenica è avvenuta sulle Alture del Golan, dove Hezbollah non ha la legittimità di operare contro Israele visto il titolo di “protettore del Libano”. In un’intervista della scorsa settimana, Nasrallah ha negato qualsiasi operazione di Hezbollah nel Golan. Il fatto che 5 miliziani siano stati uccisi sul confine lo presenta come un bugiardo agli occhi dei libanesi ed è quindi chiaro perchè Hezbollah non ha alcuna legittimazione dagli altri gruppi, persino dagli altri Sciiti, per operare contro Israele nel Golan. Hezbollah e Nasrallah si considerano innanzitutto libanesi e, secondo le stime dei funzionari dell’esercito, non hanno nessuna fretta di trascinare il Libano in una guerra che non ha nessuna giustificazione e legittimità.

Quindi cosa accadrà? Difficilmente Hezbollah rimarrà in silenzio. Tra qualche settimana potremmo vedere un ordigno sulla recinzione al confine con la Siria o sul Monte Dov o forse sul confine settentrionale con il Libano. Un’altra possibilità è il lancio di razzi sui centri abitati del Golan, nella speranza che Israele decida di non far degenerare la situazione. Ci potrebbe addirittura essere il lancio di un missile anticarro contro qualche pattuglia IDF nel Golan da parte di qualche gruppo palestinese pro Assad. L’organizzazione potrebbe anche rispondere con un atto simbolico, ad esempio far volare un drone in territorio israeliano – un’azione che danneggerebbe il prestigio dell’IDF ma non al punto da causare una reazione disastrosa che spingerebbe la regione nella guerra.

L’eccezione è rappresentata dal fatto che Hezbollah veda il colpo come tale da giustificare un attacco terroristico contro obiettivi israeliani all’estero, magari con l’aiuto iraniano come l’attentato al bus di Burgas in Bulgaria nel Luglio 2012 eseguito proprio per vendicare l’assassinio di Imad Mughniyeh.

Hezbollah non può lasciare che la morte di 5 dei suoi, tra cui il figlio di Imad Mughniyeh, passi inosservata, ma esiterà ad agire in modo da rimanere impigliata in un confronto su larga scala con Israele. La domanda è quale sarà questo tentativo di vendetta e come reagirà Israele? In un modo o nell’altro nei prossimi giorni IDF aumenterà ulteriormente l’attività di intelligence.

Traduzione a cura di: Micol Anticoli

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