Hamas: Il flagello di Gaza

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Niram Ferretti
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Terrorismo

Hamas: Il flagello di Gaza

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Tra gli anniversari che si commemorano in questo periodo, dopo il cinquantenario della Guerra dei Sei Giorni e quello della Dichiarazione Balfour, non poteva mancare il decennale della presa del potere di Hamas a Gaza, avvenuta tra il 7 e il 15 giugno del 2007. Furono i giorni di un’ennesima lotta fratricida intraislamica il cui obbiettivo era quello di ottenere l’egemonia politica nella Striscia. Saga breve di sangue e di terrore, dopo le elezioni del 2006 quando il gruppo integralista islamico ebbe la maggioranza e iniziarono gli attriti con Fatah. In realtà solo un proseguimento di quel più largo conflitto tra bande arabe per ottenere il basto del comando in Palestina e i cui prodromi, relativi a Fatah e Hamas sono da rintracciarsi negli anni ’80 quando lo sceicco Ahmed Yassin diede vita al Mujama al-Islami (il Congresso Islamico) da cui si originò Hamas.

Già allora per Yassin era chiaro chi fosse il nemico principale, non “l’entità sionista”, quella sarebbe venuta in seguito, ma i movimenti secolari nazionalisti palestinesi. In ottemperanza agli insegnamenti puritani e integralisti di Hassan al-Banna e di Sayyid Qutb, si trattava di rieducare il popolo al rigorismo salafita. Si cominciò dunque dalle cittadelle del sapere, le università in cui, tra le altre cose, si cominciò ad insegnare che l’evoluzionismo era una aberrante teoria giudaica, nonostante il fatto che Darwin non fosse ebreo. Si proseguì con la chiusura dei cinema, dei negozi che vendevano liquori, con la proibizione dei concerti e dell’abbigliamento occidentale per le donne. Va detto senza equivoci che allora Israele non cercò di contrastare l’avanzamento di Hamas per puro e miope calcolo politico, considerando favorevolmente la sua opposizione all’OLP e al PFLP. Si trattò di un grossolano errore.

La peste islamista propagata da Hamas si sarebbe infatti diffusa velocemente per contagio. “Dobbiamo essere pazienti” dichiarava all’epoca Yassin, “perché l’Islam si diffonderà prima o dopo e otterrà il controllo su tutto il mondo. La pazienza abbrevierà il tragitto dell’Islam.”
La peste si sarebbe fatta sentire soprattutto tra musulmani. Come ha scritto Bassam Tibi, “Nei territori occupati da Israele sono stati uccisi più musulmani dalle Brigate Qassam di Hamas di quanti ne siano stati uccisi dalle forze militare israeliane”. Nulla di nuovo sotto il sole. La prassi di resa dei conti tra arabi in contrasto tra di loro, in Palestina fu inaugurata da Amin al-Husseni, il Mufti di Gerusalemme, quando, durante le rivolte del 1936-39 provvide a liquidare buona parte dei suoi oppositori arabi.

Oggi Gaza è il regno di un regime dittatoriale il quale ha fatto pagare alla sua popolazione civile il prezzo di ben due guerre fallimentari contro Israele, Piombo Fuso nel 2009 e Margine Protettivo nel 2014. L’ovvia sproporzione bellica tra il gruppo terrorista della Striscia e l’apparato militare di cui può disporre lo Stato ebraico, è compensata dall’inevitabile sproporzione in perdite di vite umane tra la popolazione di Gaza e i civili e militari israeliani. E’ infatti sull’inevitabile risposta militare di Israele che lucra Hamas per poterlo accusare, anche in virtù di una cospicua complicità mediatica occidentale, di “genocidio”.

Uno dei tunnel del terrore a Gaza con elettricità e linea telefonica

In realtà è proprio Hamas la causa principale della penosa condizione in cui si trova la Striscia di Gaza. L’attuale crisi dell’energia elettrica di cui soffre la Striscia è un esempio lampante di un problema dovuto al perdurante dissidio tra Hamas e Fatah. Si tratta di una diatriba tra le due fazioni su chi debba farsi carico della tassa sulla fornitura dell’elettricità erogata da Israele. In aprile l’Autorità Palestinese annunciò di non volere più pagare per il 40% che le compete e Hamas, che pur dispone di copiosi fondi per il proprio armamentario, dichiarò che non si sarebbe fatta carico della spesa. Nonostante ciò Israele decise di continuare a fornire l’elettricità per altre sei settimane, fino alla prima settimana di giugno, quando l’erogazione si è arrestata.

La crisi dell’elettricità che al momento consente non più di tre ore di autonomia al giorno per i residenti, sta creando a Gaza una situazione di emergenza grave ma questo interessa assai poco a Hamas il quale potrebbe tranquillamente utilizzare i milioni di shekel di cui dispone per pagare l’elettricità. Ogni mese Hamas raccoglie circa 28 milioni di dollari in tasse dai residenti della Striscia. Una parte cospicua delle tasse raccolte viene utilizzata per i salari dei membri dell’organizzazione mentre un’altra parte viene utilizzata per la fabbricazione di razzi e tunnel.

Da quando, nel 2007 Hamas prese il potere a Gaza estromettendo Fatah dal suo controllo, si calcola che sia stato investito qualcosa come un miliardo di dollari nella infrastruttura militare, fondi che avrebbero sensibilmente contribuito a sollevare dai disagi la popolazione dell’enclave costiera dove il 70% dipende dai sussidi assistenziali e il 60% si arrangia con meno di due dollari al giorno.
Aveva ragione lo sceicco Yassin, la pazienza ha fatto sì che a Gaza l’Islam si sia diffuso con successo.

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