La guerra del Medio Oriente, che giornali e politici europei fingono non ci sia

Ugo Volli
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Editoriali

La guerra del Medio Oriente, che giornali e politici europei fingono non ci sia

Editoriali
Ugo Volli
Ugo Volli

A leggere i giornali, il conflitto in Medio Oriente somiglia a un temporale lontano: un fulmine qui, un tuono lì, un colpo di vento da destra, qualche goccia a sinistra, con intervalli di calma. Ovvero: la guerra in Yemen – interpretata di solito come problema umanitario -; i razzi di Hamas – raccontati sempre a partire dalla rappresaglia israeliana: i tunnel e le minacce di Hezbollah; sussulti che restano della guerra in Siria; i sabotaggi e i sequestri di navi nel Golfo Persico (che nel buon vecchio linguaggio giuridico del mare andrebbero chiamati atti di pirateria).

Quel che i giornali e a maggior ragione i politici evitano assolutamente di fare è ricondurre questi lampi di guerra alla loro fonte evidente: l’imperialismo iraniano.

Tutti i giornale e i politici europei sanno benissimo che è l’Iran ad aver organizzato l’insurrezione degli Houthi in Yemen e a fornir loro le armi con cui combattono, in particolare i missili e i droni con cui bombardano l’Arabia e gli Emirati, minacciando anche le navi che entrano nel Mar Rosso. Che è l’Iran ad armare e finanziare Hamas, Jihad Islamica e Hezbollah per la loro attività terroristica. Che è l’Iran ad aver portato le sue truppe in Siria fino a ridosso del territorio di Israele, a oltre 1000 chilometri dai suoi confini. Che è l’Iran a sequestrare e sabotare le petroliere del golfo persico. Che è l’Iran ad aver iniziato di nuovo ufficialmente a lavorare per costruire la bomba atomica (ma forse in segreto non aveva mai smesso) e ad allestire missili intercontinentali capaci di trasportarli.

Ma di queste cose preferiscono non parlare, perché hanno deciso che fra Usa ed Iran, il loro appoggio politico va alla dittatura terroristica degli ayatollah. Anche dopo che due o tre petroliere destinate a portare carburante in Europa sono state catturate illegalmente dall’Iran in acque internazionali, “il servizio della diplomazia europea sabato ha espresso in un comunicato la sua “profonda preoccupazione” […] e ha messo in guardia contro qualsiasi “un’ulteriore escalation”.

“In una situazione già tesa, questi eventi alimentano l’ulteriore crescita del rischio e minano gli sforzi in corso per trovare un modo per risolvere la crisi attuale”, ha aggiunto il servizio della diplomazia europea. L’Unione europea chiede che il “rilascio immediato” della petroliera e del suo equipaggio, e ha chiesto “moderazione per evitare ulteriori tensioni”, sottolineando che “la libertà di navigazione deve essere rispettata in ogni momento.”

La Gran Bretagna diretta vittima della pirateria  ha “denunciato” un atto “pericoloso” e invitato navi inglesi per evitare questo passaggio del mare dove gli incidenti si moltiplicano.

Ma questa è farina della povera Theresa May, finalmente licenziata dal partito conservatore e del suo ministro degli esteri Jeremy Hunt, che per fortuna sembra tagliato fuori dalla corsa alla successione. L’Inghilterra che conosciamo ha un’altra stoffa. Quanto agli altri “grandi” europei, “una nuova scalata sarebbe molto pericolosa per la regione”, ha avvertito Berlino. “Tale azione danneggia la necessaria riduzione delle tensioni nella regione del Golfo”, ha avvertito Parigi. L’Italia di Conte e Moavero è stata rigorosamente zitta.

Ricorda qualcosa? A me si, questa vicenda, a differenza dei grotteschi paragoni sul fascismo incombente in politica interna, ricorda davvero la situazione del 1938, quando gli europei, Francia e Gran Bretagna di Chasmberlain in testa, fecero di tutto per accontentare Hitler, anche trattare Mussolini come un grande statista costruttore di pace, pur di non prendere atto che stava già conducendo una guerra di conquista che alla fine avrebbe coinvolto anche loro: aveva preso l’Austria, a Monaco gli cedettero un pezzo di Cecoslovacchia a patto che la smettesse, lui si prese il resto pochi mesi dopo e poi la Polonia, fino a che la guerra scoppio davvero.

Bloccarlo prima, quando era impreparato, sarebbe stato possibile, a patto di avere coraggio e lungimiranza. Ma queste doti in Europa sono rare, oggi più di allora.

A proposito, dalla scena del ‘38 non bisogna escludere la Russia, allora gloriosa Unione Sovietica, che non si limitò all’appeasement con Hitler, ma strinse con lui un’esplicita alleanza, dando una mano in cambio di qualche spicciolo di territorio a chi dopo un paio d’anni l’avrebbe invasa. E oggi? Come Stalin allora con Hitler, Putin è alleato dell’Iran, illudendosi di controllarla.

Per fortuna in America oggi c’è Trump, che non vuole la guerra, ma si rende conto che non si può ottenere nulla con la resa. E c’è Israele, che per difendersi contrasta la spinta dell’Iran verso il Mediterraneo e quindi fa da scudo anche all’Europa che pure, nei limiti consentiti dalla sua congenita vigliaccheria, gli fa una guerra diplomatica e giuridica,  motivata dall’altrettanto congenito antisemitismo.

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