Gerusalemme: telecamere sulla Spianata delle Moschee

Una decisione dalla Giordania con plauso di Israele e protesta dell'ANP

Giuseppe Giannotti
Giuseppe GiannottiGiornalista & Esperto di Medio Oriente
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Israele

Gerusalemme: telecamere sulla Spianata delle Moschee

Una decisione dalla Giordania con plauso di Israele e protesta dell'ANP

Israele
Giuseppe Giannotti
Giuseppe GiannottiGiornalista & Esperto di Medio Oriente

Monte del Tempio
A giorni inizierà l’installazione di 55 telecamere a circuito chiuso nel complesso della Spianata delle Moschee (per i musulmani) o Monte del Tempio (per gli ebrei), a Gerusalemme. Lo ha annunciato il ministro giordano per gli Affari religiosi del Waqf, Hayel Abdul Hafiz Dawoud. La Giordania, come noto, è custode della Spianata.

Nel darne l’annuncio, il ministro giordano Dawoud, secondo quanto scrive il giornale palestinese al Quds, ha spiegato che esse serviranno a documentare possibili “violazioni ed incursioni portate avanti dalle autorità israeliane nei luoghi santi islamici a Gerusalemme”. Non scrive, il giornale palestinese, che l’Anp di Abu Mazen ha cercato in tutti i modi di impedire l’accordo per l’installazione delle telecamere, sostenendo che sarebbero solo servite a schedare i musulmani che andavano a pregare sulla Spianata. Il ministro degli Esteri dell’Ap, Riad al-Malki, in particolare, si diceva preoccupato che Israele avesse potuto usare le immagini delle telecamere per “arrestare i palestinesi con il pretesto dell’istigazione”. Il governo israeliano si è detto sin da subito favorevole alle telecamere, ma solo perché avrebbero finalmente mostrato come i palestinesi facciano entrare furtivamente pietre, bombe incendiarie e altro materiale da gettare sugli ebrei in preghiera davanti al sottostante Muro del Pianto. Cosa che si verifica puntualmente in occasione delle grandi feste ebraiche.

Le telecamere potranno anche smentire altre false affermazioni dei palestinesi secondo i quali “gli ebrei entrano continuamente nella Moschea di al-Aqsa” e pregano sulla Spianata delle Moschee. Bugie alle quali Israele è abituato. Nell’ottobre scorso, nei giorni nei quali si discuteva dell’accordo, poi raggiunto tra Giordania e Israele con la mediazione del segretario di Stato americano John Kerry, il muftì di Gerusalemme, sceicco Muhammad Ahmad Hussein, era arrivato a sostenere, in un’intervista alla televisione israeliana che “nella spianata delle moschee di Gerusalemme non c’è mai stato alcun tempio ebraico”. Quella spianata, secondo il muftì, “era una moschea, fin dalla creazione del mondo, tremila anni fa e anche 30 mila anni fa”. E poco importa se l’Islam a quel tempo non esistesse proprio…

L’idea delle telecamere è partita da re Abdullah di Giordania nel tentativo di risolvere una situazione che stava degenerando con continui scontri. Comunque, al di là della solita guerra delle parole, le telecamere saranno presto in funzione e potranno stabilire la verità. Il materiale filmato sarà disponibile sia per le autorità palestinesi sia per quelle israeliane.

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