L’Europa contro Israele: il caso tedesco

Ugo Volli
Ugo Volli
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Israele, pregiudizio antisraeliano

L’Europa contro Israele: il caso tedesco

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Germania vs Israele. Accade spesso che il governo israeliano e chi lo sostiene siano accusati di flirtare con “impresentabili” come Trump, Bolsonaro, i paesi dell’Est europeo, in Italia Salvini, invece di allinearsi con i progressisti, “razionali”, “illuministi” partiti del centro e della sinistra e in particolare con l’Unione Europea. Ma quali sono le politiche di questi modelli? C’è molto da preoccuparsi, anche a lasciar stare gli “estremisti”: il caso inglese, dove il coinvolgimento del Labour Party di Corbyn non solo nell’odio di Israele, ma nell’antisemitismo vero e proprio è ormai chiarissimo, o quello americano, dove la nuova generazione dei politici democratici ne segue le tracce, passando facilmente dalla delegittimazione di Israele a quella degli ebrei.

Prendiamo per esempio la Germania, che pure per decenni ha legato la sua politica mediorientale al riconoscimento della sua colpa per la Shoah e ancora dichiara di tanto in tanto che la sicurezza di Israele è una priorità. La Germania è guidata dalla “grande coalizione” fra la “moderata” SPD e la “moderatissima” CDU di Merkel, un partito democristiano che dovrebbe essere addirittura di centrodestra, anche se ha fatto una politica così di sinistra sull’immigrazione irregolare da aprire larghi spazi ai concorrenti di destra dell’AFD, Dunque siamo lontani da Corbyn, Sanders e discepoli. Ma alcuni episodi recenti mostrano che il rapporto con Israele non solo è deteriorato, ma in peggioramento.

Per esempio il ministro dell’interno Horst Seehofer un democristiano della CSU (sezione bavarese della CDU) che per un certo periodo aveva cercato di soppiantare Merkel da destra, aveva autorizzato la palestinista Rasmea Odeh a parlare a Berlino a un evento organizzato da un gruppo di associazioni per il boicottaggio di Israele. Odeh è un personaggio molto interessante. Giordana di nascita, membro del gruppo marxista FPLP, classificato come terrorista dall’Unione Europea e deagli Usa fu condannata nel 1970 da un tribunale israeliano per il suo ruolo nell’assassinio di due studenti, Leon Kanner e Eddie Joffe nell’attentato al supermercato di Gerusalemme del 1969, attentato che rivendicò in successive interviste. Dopo dieci anni di prigione, nel 1980, fu tra i 78 prigionieri rilasciati da Israele in uno scambio con il FPLP per un soldato israeliano catturato in Libano. Riuscì a immigrare e a ottenere la cittadinanza americana nascondendo il suo passato, ma quando questo fu scoperto, le fu tolta la ciittadinanza, fu processata, condannata al carcere ed espulsa. Questo è il personaggio cui la Germania, con sicuro coinvolgimento dell’autorità politica, ha dato il visto (che fra l’altro vale èper tutti i paesi Schengen, quindi anche per l’Italia). C’è voluto poi un doppio intervento diplomatico per bloccare il visto: quelli molto inusuali dell’ambasciatore degli Stati Uniti e di Israele. Il comunicato emesso dal Ministero tedesco è un capolavoro di ipocrisia:

“L’attività politica di uno straniero può essere limitata o vietata, nella misura in cui influisce sul processo decisionale politico nella Repubblica Federale di Germania o sulla coesistenza pacifica di tedeschi e stranieri o di vari gruppi di stranieri nel territorio federale, sulla sicurezza pubblica e ordine o altri interessi significativi della Repubblica federale di Germania o in via di estinzione.”

Il terrorismo naturalmente non c’entra.

Il secondo episodio risale a un paio di settimane fa. Quando la Gran Bretagna si è decisa finalmente a inserire fra i gruppi terroristi non solo l’ “ala militare” di Hezbollah, che non esiste naturalmente come gruppo autonomo essendo sotto il pieno controllo della direzione politica, ma l’intero movimento, la Germania ha ritenuto utile chiarire pubblicamente di non avere la minima intenzione di fare altrettanto, con questa risibile motivazione:

“Secondo fonti statunitensi che hanno familiarità con la posizione della Germania nei confronti dell’Iran e di Hezbollah, la Germania ha respinto la richiesta degli Stati Uniti di mettere fuori legge tutti gli Hezbollah, perché la milizia libanese “è legata ai colloqui di pace israelo-palestinesi””

Le fonti hanno anche riferito al Post l’anno scorso che la Germania considera l’amministrazione Trump troppo filo-israeliana.

Infine vi sono i numerosi voti della Germania contro Israele all’Unesco, alla commissione dei diritti umani e all’assemblea generale e dell’Onu. Per esempio in quest’ultimo “parlamento del mondo” 21 delle 26 risoluzioni approvate con condanne di vari paesi riguardavano Israele e la Gemania ne ha votate 16 – una posizione così antisraeliana che è stata oggetto di una mozione critica al parlamento tedesco promossa dal Partito Liberale.

“I deputati liberali Bijan Djir-Sarai e Frank Müller-Rosentritt hanno introdotto una risoluzione pro-Israele per chiedere al governo federale ” di dissociarsi negli organi e nelle agenzie specializzate delle Nazioni Unite da iniziative unilaterali, principalmente politicamente motivate e alleanze di stati membri anti-israeliani, e proteggere Israele e o legittimi interessi israeliani da condanne unilaterali””

Niente di estremista o di sovranista, come si vede. Bene, la mozione è stata clamorosamente bocciata: dei 626 deputati tedeschi, 408 hanno votato contro, cioè tutti i democristiani, tutti i socialdemocratici, tutta la sinistra, alcuni verdi; 155 hanno votato a favore e cioè i liberali e la destra dell’AFD, che spesso i progressisti hanno cercato di far passare per antisemita; mentre 63 deputati, per lo più verdi, si sono astenuti.

C’è da scommettere che un risultato del genere si avrebbe anche al parlamento italiano e nella maggior parte di quelli europei. Ma certo che l’anti-isralismo cioè l’antisemitismo di stato in Germania suscita terribili ricordi… Poi qualcuno si meraviglia dell’antisemitismo spicciolo e della diffidenza degli ebrei per l’establishment europeo

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