Gli antisemiti che fecero carriera nell’Italia repubblicana

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Carriere luminose che nascondono passati oscuri. L’Italia repubblicana ricostruita sulle ceneri di quel fascismo che si voleva dimenticare, ma dal quale in realtà si attinse per ripartire.

Una storia che circolava da anni, ma su cui mancavano le prove che oggi verranno presentate a Roma in una giornata di studi dal titolo “Carte di razza, di governo e di coraggio civile”, risultato del lavoro condotto dai Documents Men delle Soprintendenze archivistiche e bibliografiche con l’aiuto del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Cultural: oltre a preziosi documenti rivelatori, ci sono anche 110 fotografie con relative schede che provengono dall’Ufficio razza del ministero della Cultura popolare.

Micaela Procaccia, sovrintendente dell’Archivio centrale dello Stato, intervistata da Ariela Piattelli su La Stampa, ha spiegato:

“C’è voluto un anno di lavoro, abbiamo rinvenuto documenti e archivi che costituiscono un importante contributo per lo studio della storia nazionale. Il decreto di nomina di Azzariti è stato ritrovato alla Corte dei Conti. Non solo lui, ma tutti i componenti del Tribunale della razza diventarono nell’Italia repubblicana giudici della Corte costituzionale. Questa vicenda ci dice quanta continuità ci sia stata tra fascismo e i primi anni della Repubblica. Nell’Italia repubblicana ci si prese la briga di salvare le anime di queste persone, che avevano contraddetto i principi fondamentali della nostra Costituzione”.

Procaccia ha continuato sottolineando l’importanza dello studio per capire le responsabilità di alcuni personaggi che aderirono al razzismo del regime: i dieci firmatari del Manifesto della razza, per esempio, hanno sempre giustificato il loro operato sostenendo le pressioni di Benito Mussolini più che una reale volontà di legare il proprio nome a un testo che classificò cittadini di serie A e di serie B.

Tra firmatari l’antropologo Lidio Cipriani che oggi un documento inchioda come “razzista convinto” che continuò indisturbato la sua carriera fino al 1962, anno della sua morte.

O come Gaetano Azzariti, il cui curriculum ha una vistosa omissione che va dal 1931 al 1949, che prima fu presidente del Tribunale della razza e poi capo della Corte Costituzionale nell’Italia post guerra.

Personaggi collusi col fascismo, che tentarono di ripulire le colpe di un paese che ancora oggi non si è liberato di quel Ventennio nefasto.

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