“Fascismo epoca splendida”, esponente estrema destra milanese condannato a due anni

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“Fascismo epoca splendida”, esponente estrema destra milanese condannato a due anni

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Un esponente dell’estrema destra milanese, Jonghi Lavarini, è stato condannato a due anni per aver elogiato il fascismo.

L’episodio risale al maggio del 2014 quando, commentando le elezioni europee, disse alla trasmissione tv Le Iene, che il fascismo era stato “un grande periodo di civiltà, di benessere, di modernizzazione, di riforme economiche sociali e di grandi infrastrutture”, ricco “di riforme sociali e di grandezza dell’Italia”.

Non solo per Lavarini non aveva mancato di elogiare i metodi cari al Ventennio:

“Se la forza serve per difendere il mio popolo, sono pronto ad usarla. Tranne qualche sana manganellata e qualche bicchierino di olio di ricino, non è mai successo nulla”.

Jonghi Lavarini disse la sua anche riguardo oppositori politici, che secondo lui:

“Andavano in bellissime isole a respirare aria buona, anzi se vogliamo dirla tutta l’unico errore vero di Mussolini è che è stato troppo buono”.

Sarebbe fin troppo facile argomentare tutte le inesattezze espresse da Jonghi Lavarini. Ma non è questo ciò che interessa in questa sede.

Non dobbiamo stupirci che un esponente dell’estrema destra elogi Mussolini e il Fascismo. A stupire dovrebbe essere quel senso di impunità con cui è stato detto in prima serata, in uno dei programmi tv più visti di Mediaset.

Come se niente fosse, come se le dichiarazioni rilasciate potessero essere immuni da condanne e sanzioni.

È questo quello di cui dobbiamo preoccuparci. Il totale sdoganamento di quei valori su cui dovrebbe essere fondata la costituzione italiana e la Repubblica.

Un monito che valeva nel 2014, ma che oggi deve valere anche di più. Perché da allora l’estrema destra in Italia (e non solo) ha rialzato pesantemente la testa, anche grazie alle maglie larghe di alcuni partiti, che non hanno opposto resistenze al fine di avere una manciata di voti in più e accaparrarsi qualche Comune.  

Anche questa è l’Italia di oggi. Un paese che non riesce a vivere il presente, anche perché qualcuno vorrebbe ancorarlo a un passato fatto di nefandezze e crimini.

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