Perché la magistratura in Europa difende spesso gli antisemiti?

Ugo Volli
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Editoriali

Perché la magistratura in Europa difende spesso gli antisemiti?

Editoriali
Ugo Volli
Ugo Volli

Sara Halimi

Volete per caso compiere un reato grave? Chessò, una rapina in banca, una strage in una redazione che ha avuto l’ardire di pubblicare una vignetta “islamofoba”? O magari a livello più artigianale volete ammazzare una vecchia vicina fastidiosa? Bene, io naturalmente vi sconsiglio: sono reati gravi, inaccettabili prima dal punto morale e di conseguenza da quello giuridico.

Ma se insistete a farlo, mi sento di darvi tre consigli per cavarvela col minimo dei danni. Dovete cercare di soddisfare quattro condizioni, che non sono tutte facilmente disponibili. In primo luogo dovete essere un immigrato o discendente di immigrati, di religione islamica. In secondo luogo dovete vivere in Francia, almeno per reati gravi come quelli che ho citato. In terzo luogo dovete fumare marijuana, e farlo in particolare in abbondanza prima di commettere la strage o l’omicidio.

In quarto luogo la vittima dev’essere tassativamente ebrea. A queste condizioni, con un po’ di fortuna, non dovrete neppure subire il rito fastidioso del processo: il crimine, l’arresto, un po’ di pubblicità (negativa, certo, ma  forse non per il vostro ambiente), un bravo avvocato “antirazzista” che magari lavorerà gratis, una perizia che tenga conto delle vostre difficoltà e anche del fatto che, “porello”, vi trovavate gravemente intossicato dal fumo, e un bel non luogo a procedere, per incapacità – beninteso momentanea – di intendere e di volere.

Qualcuno si chiederà se sono impazzito a fare questi discorsi, e invece no. Ovviamente sono contrario a ogni genere di delitti, e l’invito contenuto nel paragrafo precedente è satirico (a me sembra evidente, lo scrivo solo per chiarire le cose a un eventuale magistrato italiano, solo eventuale, sia chiaro, che pensasse di reprime un’istigazione al crimine e insieme un vilipendio ai colleghi francesi).

Ma il discorso è serio, serissimo. C’è un procedimento giudiziario (purtroppo) concluso a Parigi qualche giorno fa, che corrisponde esattamente a quel che ho appena scritta. E’ una storia che ha attirato l’attenzione di molti qualche tempo fa, per l’orrore del crimine, ma la conclusione giudiziaria è ancora peggiore.

Ecco la storia. A Parigi, nell’11° Arrondissement (Belleville) il 4 aprile del 2017, Kobili Traore, un immigrato musulmano di 27 anni, spacciatore di droga con pesanti precedenti penali, entra  nell’appartamento della vicina Sarah Attal-Halimi, medico in pensione, madre di tre figli… ed ebrea. Traore la picchia selvaggiamente e alla fine la getta dalla finestra, urlando il grido di guerra degli islamisti “Alahu Akbar”.

La polizia, avvertita dai vicini che hanno sentito i lamenti della donna,  interviene e lo arresta.  Inizia una dura battaglia giudiziaria: il pubblico ministero non fa nulla, provocando un reclamo della famiglia della vittima, poi nega la matrice antisemita del delitto. Infine si arriva a un tentativo di incriminazione, ma il giudice istruttore chiude il caso accettando la scusante dell’imputato di essere stato al momento del crimine intossicato dalla marijuana e dunque incapace di intendere e di volere. (se volete una cronaca puntuale della vicenda, vi consiglio questa pagina di Wikipedia, purtroppo in inglese perché in Italiano non c’è

Qui invece trovate gli ultimi sviluppi compreso il tentativo molto difficile degli organi rappresentativi dell’ebraismo francese di far annullare la sentenza del non luogo a procedere

Difficile non attribuire alla sentenza un valore politico. Che volete, Traore è un povero immigrato oggetto di razzismo, che si droghi un po’ e poi faccia qualche sciocchezza ci sta, mica bisogna rovinargli la vita per questo… Non tutti la pensano così, certamente non tutti i magistrati, ma qualcuno sì. E su questo qualcuno però bisogna ragionare.

Ho un solo commento: la Francia è un paese dove ammazzare gli ebrei sembrerebbe non essere reato. Purtroppo non è un caso isolato. In Germania qualche tempo fa un giudice ha sentenziato che assalire a bombe Molotov e incendiare una sinagoga  con lo scopo dichiarato dopo l’arresto di“attirare l’attenzione su Gaza” non è un atto antisemitico, ma una legittima protesta contro Israele, magari tutelata dalla libertà di opinione. Cose del genere sono successe in Svezia, in Olanda e altrove.

La mia conclusione è questa: gli ebrei non debbono confidare sulla “democratica” protezione dei governi “progressisti” di Francia e Germania e in generale d’Europa e delle loro “indipendenti” magistrature. Devono cercare di sottrarsi dagli assalti e di difendersi nei limiti della legalità o di andarsene dai luoghi che non li tutelano. Per fortuna hanno un rifugio, che è lo stato di Israele. E’ nel loro interesse vitale difenderlo contro quelli che vorrebbero trattarlo come la signora Halimi, buttarlo cioè già dalla finestra o cancellarlo dalla carta geografica.

Chi non capisce questa cosa o le antepone alte moralità politiche sta semplicemente dando una mano ai Traore di turno. Quanto ai governi europei “democratici” e ai giudici “tutori della legalità”, io preferirei che smettessero di fare alati discorsi sul rifiuto dell’antisemitismo e del razzismo. Non mi interessano i discorsi pieni di commozione che fanno alla giornata della memoria. Preferire che ci trattassero come persone normali; se qualcuno le butta dalla finestra e le uccide, o le accoltella, o gli spara addosso o bombarda i suoi luoghi di preghiera, ne paga il giusto prezzo e non è guardato con indulgenza “progressista” e “antirazzista”.

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