Festival in Sardegna, musicista escluso perché israeliano: è bufera

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Festival in Sardegna, musicista escluso perché israeliano: è bufera

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Il germe dell’antisemitismo non risparmia neanche la cultura. Un musicista israeliano è stato escluso dal festival jazz “Musica sulle bocche”, kermesse dell’estate a Santa Teresa di Gallura.

La polemica sorta dall’ennesimo episodio “controverso” intorno a Israele e gli ebrei ha le medesime modalità dei suoi predecessori: esclusione con attacco, scuse e ritrattazione e conseguente invito a partecipare.

Ma diamo nomi e dettagli di una vicenda che deve preoccupare al di là dell’ambito ristretto in cui si è svolta.

Il direttore artistico festival jazz “Musica sulle bocche”, Enzo Favata, ha deciso di escludere l’artista israeliano Eyal Lerner con questa motivazione:

“Il Festival ha chiuso il programma. Ma le devo dire che la politica di Musica sulle Bocche, boicotta qualsiasi artista israeliano o sionista per via dell’atteggiamento su Gaza e sui territori palestinesi occupati. Mi dispiace ma qualcosa si dovrà pur fare per denunciare questa lesione continua dei diritti umani di Israele. Le preciso comunque che nulla ha a che fare con la religione”.

Come spesso accade in questi casi, la differenza si annida nei dettagli: c’è quel “o sionista”, che testimonia l’avversione per il governo d’Israele che altro non è che antisemitismo bello e buono.

Dopo l’esclusione, Eyal Lerner si è sfogato in un post su Facebook dove ha riportato tutta la sua amarezza e delusione.

Le numerose polemiche scaturite hanno “costretto” Enzo Favata a una retromarcia che sa più di opportunismo che di reale convinzione, aprendo le porte del festival all’artista israeliano.

Troppo tardi perché la segnalazione dell’accaduto è arrivata sul tavolo del Comune di Santa Teresa di Gallura, il sindaco Stefano Ilario Pisciottu ha deciso di sospendere ogni iniziativa legata al Festival Jazz Musica sulle Bocche 2019, “in attesa delle necessarie e opportune valutazioni in merito alle decisioni da intraprendere”.

Dovremmo concludere, scrivendo che la cultura dovrebbe unire anziché dividere. Che l’arte dovrebbe essere un traino per il dialogo.

E invece no, dobbiamo concludere, scrivendo che il più delle volte l’avversione verso Israele e gli ebrei non riesce a non manifestarsi.

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