Elezioni 2015: nelle mani di Bibi

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Mario Del MonteEditor
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Israele

Elezioni 2015: nelle mani di Bibi

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Molto probabilmente Benjamin Netanyahu sarà ancora per un mandato il Primo Ministro dello Stato d’Israele, anche stavolta con una coalizione abbastanza fragile e una campagna elettorale aggressiva ma che gli hanno permesso di salvarsi da una sconfitta che sembrava annunciata.

Una vittoria contro ogni previsione arrivata dopo i sondaggi che lo davano quattro seggi dietro al partito di centro-sinistra di Herzog e, soprattutto, dopo una settimana di manifestazioni, raduni e marce per le strade delle maggiori città israeliane che chiedevano a gran voce una sua uscita di scena. C’è da chiedersi se questa vittoria dipenda anche dall’incapacità di Herzog di reggere lo scontro quando, negli ultimi giorni, i toni si sono alzati.

A Netanyahu va riconosciuta una certa abilità nel cambiare in corsa strategia: durante questa tornata elettorale ha gradualmente spostato il mirino dal centro, dove di solito si rincorrono i voti degli indecisi e dei moderati, alla destra tradizionale, suo vero terreno di caccia da quando è entrato in politica. L’impresa è stata quella di inghiottire parte dell’elettorato di Liberman e Bennett, alleati naturali ed ex ministri del suo governo, senza rompere con loro ma dicendo a chiare lettere che in ogni caso sarebbero stati al governo solo ed esclusivamente se il Likud avesse raggiunto la maggioranza dei seggi. “Votate me o vince la sinistra” per dirla con parole semplici ma efficaci nel riassumere il senso delle ultime dichiarazioni prima del voto.

Man mano che il voto si è fatto più vicino Netanyahu ha smesso i panni della colomba per indossare quelli del falco, accusando la sinistra di utilizzare fondi stranieri per trasportare un notevole numero di arabi israeliani ai seggi elettorali. Una dichiarazione infuocata che ha provocato accuse di razzismo e che è stata in seguito in parte ritrattata con “non c’è niente di illegittimo nel far votare gli arabi israeliani se questi sono regolarmente cittadini israeliani, il problema è la provenienza dei fondi utilizzati per portarli a votare, denaro che proviene da ONG e governi esteri ed è finalizzato a rafforzare la posizione della Lista Araba e a rendere impossibile un governo di destra.”

La dichiarazione più discussa e più azzardata è stata però quella fatta Lunedì sera e che è rimbalzata immediatamente su tutti i quotidiani internazionali, “se sarò rieletto non permetterò la nascita di uno Stato palestinese”. Questa dichiarazione rappresenta un passo ulteriore rispetto alle precedenti esternazioni che ammonivano i sostenitori delle concessioni territoriali ai palestinesi della possibilità che queste zone vengano conquistate dagli estremisti religiosi come Hamas e lo Stato Islamico, una situazione che metterebbe a rischio l’esistenza di Israele. Insomma gli attenti osservatori della politica israeliana hanno potuto osservare in un mese la traiettoria tracciata dal leader del Likud che da “due popoli due stati” è passato a “non permetterò la nascita di uno Stato palestinese”. Herzog, nonostante abbia più volte detto che si sarebbe impegnato a tenere Gerusalemme unita e a mantenere sotto sovranità israeliana gli insediamenti a più alta concentrazione ebraica, ha preferito puntare sulla volontà di smantellare gli insediamenti isolati nella West Bank e di congelare la costruzione dei nuovi in vista di negoziati di pace con l’ANP di Abbas, obiettivo primario da portare avanti nonostante la non affidabilità del partner.

Un vero e proprio bilancio si potrà fare solo fra qualche mese ma i risultati di queste elezioni forniscono un dato certo e incontrovertibile: la questione della sicurezza è ancora urgente per molti cittadini israeliani e questi vedono in Netanyahu il miglior rappresentante dei loro interessi. I leader degli altri partiti di destra saranno amareggiati dallo scippo di Bibi nelle ultime ore prima del voto ma alla fine sceglieranno di schierarsi con lui per non essere ridotti ad un ruolo di secondo piano. Quanto durerà la coalizione? Sarà effettivamente in grado di governare? Le elezioni con la più alta partecipazione dal 1999 ad oggi ci lasciano con queste domande e una sola risposta: ancora per un po’ il futuro di Israele è nelle mani di Netanyahu.

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