Eitam e Naama Henkin, altro sangue ebraico versato in nome del terrorismo palestinese

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Mario Del MonteEditor
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Israele

Eitam e Naama Henkin, altro sangue ebraico versato in nome del terrorismo palestinese

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Si chiamavano Eitam e Naama Henkin le vittime dell’ultimo attentato terroristico palestinese avvenuto a Beit Furik, una località non lontana da Itamar dove fu compiuta una delle stragi più efferate nella storia d’Israele. La coppia è stata raggiunta da alcuni colpi di arma da fuoco mentre erano in auto nella notte di giovedì. Abitanti dell’insediamento ebraico di Neria, lasciano orfani 4 figli, tutti presenti nel veicolo al momento dell’attacco ma miracolosamente usciti illesi.

Le forze di sicurezza israeliane hanno iniziato la caccia ai perpetratori di questo barbaro attentato. Secondo gli investigatori Eitam, il padre, sarebbe riuscito, nonostante le pallottole in corpo, ad aprire lo sportello ai figli chiedendogli di scappare e cercare aiuto prima di collassare al suolo. Naama invece è morta sul colpo.

Per trovare i terroristi l’esercito e lo Shin Bet hanno chiuso le strade al traffico, approntato una serie di posti di blocco strategici e si stanno preparando a bonificare l’area casa per casa. Tutta la zona a Sud di Nablus è stata dichiarata chiusa per ragioni militari ed alcuni testimoni oculari riferiscono la presenza in cielo di numerosi elicotteri e droni di ricognizione.

Per la ricerca a terra, che è cominciata con il villaggio palestinese di Awarta, il Capo di Stato Maggiore Gadi Eisenkot ha disposto il dispiegamento di 4 unità di fanteria per aiutare le squadre che solitamente si occupano di questi casi.

Da Gaza Hamas ha lodato l’attacco definendolo “un gesto eroico” ed ha richiesto ulteriori “azioni di alta qualità”. “I sionisti pagheranno per le politiche criminali di Netanyahu dovunque essi siano” è ciò che si può leggere in un comunicato diffuso dall’organizzazione terroristica palestinese che però non ha reclamato la responsabilità dell’attaco che è invece stato rivendicato dalla Brigata Abdel Qader al-Husseini, un gruppo affiliato ai Martiri di al-Aqsa, l’ala militare di Fatah.

Hamas loda l'attentato attraverso il suo canale Twitter

Hamas loda l’attentato attraverso il suo canale Twitter

L’esercito israeliano ha alzato il livello di allerta in tutta la West Bank temendo che l’attacco sia solo il primo di una lunga serie. Si parla anche di possibili ritorsioni nei confronti dei villaggi arabi ma il portavoce dell’esercito ha assicurato che polizia e forze di sicurezza faranno di tutto per prevenire che chiunque cerchi di farsi giustizia da solo.

Si tratta dell’ennesima sparatoria contro veicoli in movimento guidati da israeliani nella West Bank: solo negli ultimi mesi si sono verificati incidenti simili a Tapuach, dove fortunatamente nessuno è rimasto ucciso, a Kedumim e a Shilo, luogo in cui ha trovato la morte il venticinquenne Malachi Rosenfeld.

Nel frattempo da New York Benjamin Netanyahu si è scagliato contro Mahmoud Abbas per non aver condannato l’omicidio. “Non ho sentito alcuna condanna dall’Autorità Palestinese” ha commentato un Netanyahu molto amareggiato. “Quando c’è stato l’orribile omicidio di una famiglia palestinese a Kfar Duma io e l’intera leadership israeliana abbiamo immediatamente condannato con forza l’accaduto. Sono andato all’ospedale, tutta la società israeliana ha fornito tutta l’assistenza possibile. Ora paragonatelo a questo assordante silenzio, perdonatemi l’espressione ma di questo si tratta, un assordante silenzio.” Il Primo Ministro israeliano ha inoltre criticato Abbas per aver incitato alla violenza contro gli israeliani attraverso le bugie riferite agli avvenimenti recenti al Monte del Tempio: “è l’ennesima prova che questo becero incitamento alla violenza porta solo a nuovi atti di terrorismo, omicidi simili a quello di cui siamo testimoni ora.”

Sulla vicenda è intervenuto anche il Dipartimento di Stato americano che ha condannato l’attacco e ha richiesto alle parti di mantenere la calma, evitare un’escalation delle tensioni e di lavorare insieme per assicurare alla giustizia i perpetratori.”

 

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