Un nuovo teatro di lotta al terrorismo: la guerra dei droni

Ugo Volli
Ugo Volli
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Medio Oriente, Terrorismo

Un nuovo teatro di lotta al terrorismo: la guerra dei droni

Medio Oriente, Terrorismo
Ugo Volli
Ugo Volli

Si sente talvolta dire, a proposito del Medio Oriente, che la prossima guerra sarà combattuta con missili e droni e che gli esseri umani faranno solo da bersagli. Questo è vero fino a un certo punto. Sia perché droni e missili sono stati usati già in passato, in particolare i droni fanno parte dell’arsenale israeliano dagli anni Novanta del secolo scorso. Sia perché le guerre si devono sì combattere oggi con la superiorità aerea (un concetto strategico che peraltro risale all’italiano Giulio Duhet, che la teorizzo in un libro del 1921), ma si vincono solo per davvero occupando il territorio.

Ma soprattutto, purtroppo, la guerra del futuro in Medio oriente è già qui, nel nostro presente. E’ una guerra a bassa intensità, che ha come centro di emanazione l’Iran e il suo imperialismo, si sviluppa su due assi: da un lato il Golfo Persico, lo Yemen, il Mar Rosso, circondando l’Arabia e gli Emirati e minacciando le importazioni di Israele, Egitto e anche Europa; dall’altro Iraq, Siria, Libano, Gaza, con obiettivo Israele. E questa guerra si sviluppa con l’uso di mezzi aerei: i razzi sparati da Hamas, quelli di cui ha il dito sul grilletto Hezbollah e le milizie sciite, i missili strategici iraniani, ma anche l’interdizione dei caccia israeliani e i missili che essi usano per prevenire le minacce distruggendo le basi iraniane.

La novità è l’uso sempre più intenso di droni. Non solo quelli israeliani, che sono usati massicciamente per missioni di informazione e coordinamento, ma anche, a quanto si dice, come strumento d’attacco per le basi e i depositi militari iraniani. E neppure solo quelli killer che l’Iran ha portato in Siria e che Israele si è affrettata a distruggere con un bombardamento ben riuscito. Ormai i droni sono diventati strumenti diffusi fuori dalle basi militari, usati per l’industria e il commercio e anche per divertimento, che costano solo qualche centinaia o in certi casi decine di euro e si trovano un po’ dappertutto. Vi sono stati già dei casi in cui grandi aeroporti e obiettivi sensibili in Europa sono stati bloccati dalla presenza di droni giocattolo da poche decine di euro, con vari pretesti, fra cui l’ecologia. Comunque i droni sono oggi alla portata dei terroristi, e puntualmente Hamas ha iniziato a farne uso, attaccando per esempio la settimana scorsa un mezzo militare israeliano e danneggiandolo in parte. I danni sono stati limitati dalla corazzatura del Suv israeliano, che ha protetto i soldati.

Ma il terrorismo non attacca solo i militari, ma soprattutto i civili che non hanno queste protezioni. I droni sono poco visibili e rilevabili al radar, possono volare rasoterra e portare esplosivi, che potrebbero facilmente colpire fabbriche, case, scuole, villaggi israeliani. Anche quando vengono rilevati, abbatterli con i mezzi tradizionali non è facile e usare usare aerei da guerra per dar loro la caccia è estremamente costoso. Dunque si è aperto un nuovo terreno di scontro e di necessaria innovazione tecnologica, in cui Israele sta sviluppando diverse linee di strumenti per distruggere i droni ostili oi prendere il loro controllo. Ma è vero anche l’inverso: nei giorni scorsi sia Hezbollah che Hamas hanno rivendicato di aver abbattuto dei droni israeliani.

Vi è un altro aspetto da considerare. Questi droni terroristi di Hamas integrano ma tendenzialmente sostituiscono i mezzi “artigianali” usati negli ultimi due anni: aquiloni, palloncini e perfino preservativi riempiti di gas più leggeri dell’aria e poi abbandonati al vento che portava verso il territorio israeliano, armati di micce incendiarie, bombe molotov, veri e propri ordigni esplosivi, talvolta inseriti in giocattoli per cercare di uccidere bambini. Per quanto orribili e sleali (e anche nella versione solo incendiaria dannosissime per l’ecologia di un territorio fragile come il Negev)  fossero queste armi, il fatto di essere “artigianali” permetteva ai “pacifisti” e ai “progressisti” di ignorarle o trattarle con simpatia come “strumenti di resistenza creativa popolare”. I droni invece sono chiaramente macchine militari. Nel conflitto che continua sarà più difficile negare l’aggressione al territorio e ai civili di Israele. E dato che si tratta di strumenti tecnologici, che hanno bisogno di comunicazioni elettroniche per essere diretti sull’obiettivo, non vi è dubbio che la superiorità scientifica israeliana permetterà presto di scongiurare la minaccia. Ma già fin d’ora è possibile reagirvi con rappresaglie, come già accade per spari, lanci di razzi e altre aggressioni chiaramente militari che provengano dalle forze terroriste.

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