Tribunale libanese condanna medico che aiuta palestinesi assieme a Israele ed ebrei

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David Spagnoletto
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Tribunale libanese condanna medico che aiuta palestinesi assieme a Israele ed ebrei

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Un medico coopera con una specifica comunità per consentire a una popolazione in difficoltà di potersi curare in ospedali all’estero.

Se vivessimo in un mondo normale, il medico sarebbe ringraziato ed elogiato per l’ottimo lavoro svolto. Stesso discorso per la specifica comunità, che riceverebbe plausi per il proprio operato.

La premessa, però, è quella di vivere in un mondo normale. Perché quando di mezzo ci sono Israele e il popolo ebraico, all’improvviso ciò che era giusto diventa sbagliato, ciò che era elogiabile diventa detestabile.

Una morsa antisemita da cui gran parte del mondo arabo non riesce a uscire, perché lo Stato ebraico e il suo popolo non possono essere associati a nulla di buono. E allora occorre distruggere, cambiare i propri giudizi e paradigmi. Israele e gli ebrei devono essere radicati nel male e lì devono rimanere.

In questo schema è rientrato anche il medico libanese Jamal Rifi, che vive in Australia, dove coopera con la comunità ebraica di Sydney al fine di organizzare e promuovere un programma di beneficenza che organizza cure per i palestinesi negli ospedali israeliani.

Medico che è stato condannato a dieci anni in contumacia per il crimine di “normalizzazione con Israele” da un tribunale libanese. Rifi ha così commentato al programma PM della ABC l’incredibile vicenda che l’ha visto protagonista: “Sono stato informato da mio fratello che un giornalista vicino a Hezbollah in Libano ha annunciato che il tribunale militare libanese mi ha condannato a 10 anni di reclusione per essere un collaboratore e un traditore del nemico”.

Il nemico, ovviamente, è Israele, a cui non basta curare i bambini di Gaza nei propri ospedali per scrollarsi di dosso l’etichetta di diavolo.

Perché elogiare il Progetto Rozana, che forma operatori sanitari palestinesi e aiuta a trasferire bambini malati da Gaza e altre aree palestinesi negli ospedali israeliani, evidenzierebbe l’umanità dello Stato d’Israele, facendo cadere in un sol colpo quel castello di carta che regge la propaganda araba e palestinese.

Perché il Progetto Rozana, che ha fornito ventilatori al sistema sanitario palestinese durante la pandemia covid-19, non ha valenza positiva se c’è Israele.

Perché l’importante non è aiutare chi ha bisogno, ma attaccare tutto ciò che c’è di israeliano e di ebraico sparso per il mondo.

 

 

 

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