L’assessore che definisce porci gli israeliani “costretta” a presentare il concerto del cantante che ama Israele

Gerardo Verolino
Gerardo Verolino
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Antisemitismo, pregiudizio antisraeliano

L’assessore che definisce porci gli israeliani “costretta” a presentare il concerto del cantante che ama Israele

C’è una storia con degli aspetti paradossali che vale la pena di raccontare. Da alcune settimane è assessore alla Cultura, a Napoli, una ragazza che come curriculum professionale vanta l’appartenenza ad un centro sociale chiamato Insurgencia, il fatto di dichiararsi attivista femminista, l’elezione al Consiglio comunale e poco altro che giustifichino la sua nomina ad un incarico così prestigioso. Ma l’aspetto peculiare della sua “carriera” che è balzato agli onori della cronaca è che il neo assessore alla Cultura, che si chiama Eleonora De Majo, si è distinta, negli anni, per una serie di post irriguardosi nei confronti di Israele che ha definito come uno Stato “nazista” e dei suoi abitanti o governanti, appellati come “porci”, per citare solo alcune sue edificanti considerazioni. Cosa che ha generato una veemente protesta da parte di tanti intellettuali sui quotidiani, non solo cittadini, e che ha fatto sobbalzare lo storico Francesco Barbagallo, direttore del Dipartimento di discipline storiche della “Federico ll” il quale ha definito, in un’intervista al “Mattino”, di “un’ignoranza stratosferica” le affermazioni della De Majo e “il segno che, in città, assumono responsabilità importanti persone prive di cultura e inadeguate alla funzione”.

Si dirà? Dopo questa scoperta, e le polemiche che ha suscitato, l’assessore si è scusata ed è stata rimossa, per questioni di opportunità, dall’incarico? Niente affatto. Eppure, qualcosa di simile, era accaduto, qualche anno prima in Spagna, quando nella giunta comunale del Municipio di Madrid, viene impedito ad un consigliere di Podemos, Guillermo Zapata, di restare assessore alla Cultura dopo la scoperta di un suo vecchio tweet che riporta una barzelletta antisemita: “Come mettere 6 milioni di ebrei in una 600? In una ceneriera”. Immediatamente, parte una campagna di stampa contro di lui. Viene creato in Rete l’hasthag ZapataDimission. E, perfino, il segretario nazionale del Psoe è costretto ad affermare che il tweet è “inadeguato per qualcuno che aspira a diventare assessore alla Cultura di una città aperta e tollerante come Madrid”. Scuse del consigliere che condannerà, pubblicamente, ogni forma di razzismo e antisemitismo e dimissioni dall’incarico. A Napoli, invece la giunta si è chiusa a riccio a difesa del suo assessore che ha minimizzato sulla valenza dei suoi post spalleggiata dal sindaco, e cittadino onorario palestinese, Luigi de Magistris, il cui Comune, non molto tempo fa, giova ricordarlo, chiese l’embargo militare per Israele. E per dimostrare di non essere antisemiti ma antisionisti (perché, per loro, ci sarebbe qualche differenza) partoriscono la brillante idea di voler premiare con la cittadinanza onoraria l’ebrea Liliana Segre. La quale per fortuna, fiutando il palese tentativo di strumentalizzazione intorno alla sua figura, non si lascia irretire e declina, non molto gentilmente, l’invito. Dunque, dopo che si è consumata anche questa mastodontica figuraccia, si dirà: l’assessore si è dimesso e al suo posto è stato scelto qualcuno con più titoli e, soprattutto, più equilibrato nei giudizi? Neanche per sogno. La signora De Majo resta, saldamente, al suo posto.

Intanto, negli stessi giorni in cui monta la polemica per i post offensivi dell’assessore, avviene che Sir Paul McCartney, il celebre cantante inglese, annuncia di voler tenere un concerto proprio a Napoli, a piazza Plebiscito. Un occasione troppo grossa da non sfruttare per il tronfio sindaco napoletano che si profonde in sdilinquimenti di gioia per una notizia che va strombazzata ai quattro venti affinché si sappia che, sotto di lui, Napoli è una città attrattiva per le grandi star internazionali. Si da il caso però (ma il sindaco, probabilmente, lo ignora) che, anzitutto, i legami tra Sir Paul, che qualcuno chiama anche “The Jewish Beatle” e il mondo ebraico sono tanti. A partire dalle mogli ebree, Linda Eastman, figlia del discendente di immigrati ebrei-russi, Lee Eastman (che diventa manager del genero) e Nancy Shevell, con la quale, segue anche i preparativi delle nozze nella Sinagoga ebraica dell’esclusivo quartiere londinese di St. John’Wood. Inoltre, nel 2010, la coppia, partecipa ad una famosa cena di beneficenza a New York per raccogliere fondi per la più grande Chabad House del mondo, nel campus dell’Università di Rutgers nel New Brusnwick.

Qualcosa di ebraico c’è pure nell’album discografico di McCartney intitolato “New” che secondo alcuni sarebbe la traslitterazione della parola ebraica nu. Ma ebrei sono tanti suoi collaboratori. Come ebreo è lo storico manager dei Beatles, anche loro filosemiti (i quali, nel ’65, vorrebbero cantare a Tel Aviv in un concerto la cui revoca, ancora oggi, è oggetto di disquisizioni), Brian Epstein, il “Quinto Beatle” che è quello che li ha creati, e che li ha, in un certo senso allevati, e plasmati. Ma ebreo è Murray Kaufman che intervista per primo il gruppo in America. Così come lo è Bruce Morrow che li presenta, per la prima volta a tutti, allo Shea Stadium. Ebreo slovacco è Dezo Hoffman, “il miglior fotografo al mondo” secondo il giudizio di McCartney che diverrà il fotografo ufficiale della band. Ed è John Lennon a dire che “lo spettacolo non è altro che un’estensione della religione ebraica”. Ma poi, l’aspetto paradossale della vicenda è che, il sindaco e l’assessore che dell’avversione ad Israele hanno fatto una bandiera, si congratulano e presentano alla stampa il concerto di Paul Mc Cartney che è uno che ha sfidato quelli che ragionano come loro, cioè gente piena di pregiudizi su Israele e che, passano il tempo solo ad infangare Israele. Per chi non lo sapesse, Paul Mc Cartney, è l’artista che decide di cantare a Tel Aviv, affrontando gli odiatori d’Israele come gli aderenti al Bds. A partire da quel Roger Waters che vomita odio, dalla mattina alla sera, contro lo Stato ebraico a Omar Barghuti, che gli intima di non andare in Israele. Qualcuno lo minaccia, anche di morte. “Ho sentito cose straordinarie riguardo ad Israele e Tel Aviv – dice McCartney prima del concerto – siamo certi che sarà uno straordinario appuntamento, un momento eccezionale e una notte indimenticabile“. Il 25 Settembre 2008, davanti a 40 mila persone festanti assiepate all’Hayarkon Park di Tel Aviv, Sir Paul, tiene il concerto, alla faccia di tutti i boicottatori d’Israele. Eleonora De Majo compresa.

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