Salta il corteo unitario del 25 aprile a Roma, la Comunità ebraica dice no a kefiah e bandiere palestinesi

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Salta il corteo unitario del 25 aprile a Roma, la Comunità ebraica dice no a kefiah e bandiere palestinesi

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Il 25 aprile torna a dividere. Dopo le polemiche degli ultimi anni, il 2018 sembrava quello buono per tornare a sfilare tutti uniti in un nome di quella libertà negata a molte nazioni dalla Germania nazista.

E invece, nonostante gli sforzi del Comune di Roma, anche quest’anno le parti in causa sembrano inconciliabili. La scorsa settimana la sindaca Virginia Raggi aveva annunciato che la manifestazione di quest’anno sarebbe stata “unitaria e non divisiva” dopo la firma di un accordo tra Roma Capitale, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia e la Comunità ebraica di Roma.

E invece poi, qualcosa non è andato come negli auspici del Campidoglio. La prova è nel comunicato diffuso dalla Comunità palestinese:

“Parteciperemo al corteo di Roma del 25 aprile sfilando con le kefieh e le bandiere palestinesi e rilanciamo l’appello a tutti i sinceri antimperialisti, antifascisti, antirazzisti, antisionisti, a tutte le resistenze internazionali alla partecipazione. La Comunità Palestinese di Roma e del Lazio, esprime gratitudine e ringraziamenti all’ANPI di Roma, in occasione del 73esimo anniversario della Festa della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista È la Festa di tutti i liberi, i democratici italiani e di tutti i popoli che si battono contro l’occupazione, l’aggressione per la libertà e la giustizia nel mondo. Oggi, scendiamo tutti i democratici progressisti insieme a festeggiare la Repubblica Italiana nata dall’eroica Resistenza del popolo italiano, con l’augurio che anche il popolo palestinese possa un giorno festeggiare il suo 25 aprile”.

Cosa è avvenuto fra la firma dell’accordo e questo comunicato? Quali pressioni sono stati esercitate per sovrapporre la Liberazione d’Italia alla protesta contro lo Stato d’Israele?

Dopo le iniziali rassicurazioni iniziali, la la Comunità ebraica di Roma è stata costretta a prendere le distanze:

“Nonostante il tavolo aperto dal Comune e gli sforzi della Sindaca Virginia Raggi che ringraziamo per quanto fatto fino ad ora e per essersi espressa chiaramente sulle provocazioni che leggiamo in queste ore, non sembra ci siano più le condizioni per partecipare al corteo del 25 aprile. Di fronte al primo cittadino di questa città, al Vicesindaco Luca Bergamo e alla Comunità Ebraica di Roma, l’Anpi ha assicurato che non avrebbe accettato una presenza organizzata delle associazioni palestinesi con bandiere e simboli estranei ai temi del 25 aprile. A questo punto è necessario che l’Anpi prenda una posizione ufficiale comunicando che queste organizzazioni sono fuori dal corteo unitario. Siamo stati entrambi protagonisti di uno sforzo incredibile per sanare ferite e divisioni, ora però Anpi, se davvero ha a cuore la presenza della Comunità Ebraica, deve dire a questi signori che hanno sbagliato giorno per manifestare. Il 25 aprile si ricorda la Liberazione del nostro Paese e va fatto esclusivamente con bandiere e vessilli inerenti alla giornata”.

Ora dal Campidoglio è stato lanciato l’ultimo messaggio per riavvicinare le parti:

“Il 25 aprile è la Festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo: lo spirito unitario della resistenza italiana è alla base della nostra Costituzione. A questo, e non ad altro, è dedicata la manifestazione di mercoledì che auspichiamo veda sfilare finalmente insieme Anpi e Comunità ebraica a Roma. Respingiamo ogni tentativo di strumentalizzazione della manifestazione per rivendicazioni diverse da quelle indicate dagli organizzatori stessi”.

Una sola domanda: cosa hanno a che fare i palestinesi con la Liberazione dell’Italia? Assolutamente nulla.

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