Con le prossime elezioni israeliane si arriverà davvero ad una pace?

Gianluca Pontecorvo
Gianluca PontecorvoVice Presidente Progetto Dreyfus
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Israele

Con le prossime elezioni israeliane si arriverà davvero ad una pace?

Israele
Gianluca Pontecorvo
Gianluca PontecorvoVice Presidente Progetto Dreyfus

netanyahu abu mazen

Molti analisti israeliani e internazionali hanno iniziato da giorni a lanciarsi in complicate valutazioni, quella di Simona Bonfante è un esempio, in merito ai cambi di assetto dei diversi partiti all’interno della Knesset in vista delle prossime elezioni politiche di Marzo. Chi tifa Kahlon, chi Livni chi Lapid, un gran caos in un momento non certo ottimale visti i pericoli alle porte per Israele ma questa è la democrazia. Un punto in comune sembra essere però la demonizzazione della figura di Netanyahu e dell’operato del suo governo.

Leggendo tali analisi viene da pensare che probabilmente il focus di molti di questi commentatori sembra aver perso di vista un ragionamento basilare che rischia di porre l’attenzione su qualcosa di parziale e quindi sbagliato. Nonostante gli opinabili errori commessi dalla linea politica seguita dall’ultimo governo israeliano, finché si continuerà a pensare che il raggiungimento della pace possa dipendere unicamente dalle elezioni israeliane continueremo, tutti, a rimanere dei completi sognatori privi di ogni cognizione della realtà.

È una realtà e bisogna riconoscerlo, il fatto che qualsiasi governo israeliano passato e futuro, qualsiasi suo cittadino, vuole e brama la pace. Le responsabilità della mancanza di pace nella regione non sono quindi da addebitare unicamente ad Israele.

Il congelamento dei rapporti diplomatici e del processo di pace infatti non è causato principalmente sulla questione del disimpegno o meno dalla West Bank da parte di “coloni” o dell’esercito israeliano, sulle risposte militari ai lanci di missili da Gaza valutate come eccessive da qualcuno o su altre situazioni secondarie se non il primario problema di non avere un interlocutore autorevole e credibile che vuole DAVVERO la pace.

Qualsiasi risultato esca dalle urne è quindi impensabile che cambi radicalmente la situazione o il destino delle due “fazioni”. Duole dirlo ma probabilmente è tornato il momento di rileggere lo statuto di Hamas e quel che davvero dice Abu Mazen ai suoi fedelissimi in camera caritatis.

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